Sul caso di Chiara Poggi

Garlasco, la Cassazione boccia l'inchiesta corruzione Venditti-Sempio

Confermato il no al sequestro dei telefoni del magistrato in pensione

© Ansa

La Corte di Cassazione ha bocciato l'inchiesta della Procura di Brescia sull'ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, per la presunta corruzione in atti giudiziari con "20-30mila euro" che avrebbe ricevuto da Giuseppe Sempio, padre di Andrea, per archiviare - nel 2017 - la posizione del figlio dall'accusa di aver ucciso Chiara Poggi. Il dispositivo dell'ordinanza è stato notificato venerdì 16 gennaio al difensore di Venditti, Domenico Aiello. 

Dai giudici della sesta sezione penale della Corte Suprema è arrivato un "rigetto totale" del ricorso presentato dal Procuratore di Brescia, Francesco Prete, e dalla pm Claudia Moregola contro l'ordinanza con cui il tribunale del Riesame di Brescia aveva annullato, il 17 novembre 2025, i sequestri di tre telefoni, due pc, due tablet, due hard disk e due chiavette usb, tutti appartenenti al magistrato 72enne in pensione, ed eseguito il 24 ottobre. Rigetto motivato dal fatto che non erano state indicate le parole chiave per le analisi e l'arco temporale era troppo ampio. Le motivazioni sono attese nelle prossime settimane.

Tre sequestri in un mese -

 Il provvedimento dei giudici riguarda il terzo sequestro dei dispositivi subito da Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia, fra settembre e ottobre 2025: il 26 settembre l'ex toga era stata perquisita per la prima volta nel filone per corruzione su Garlasco, in cui i parenti di Andrea Sempio erano stati ascoltati come testimoni dalla guardia di finanza di Brescia e dal nucleo investigativo dei carabinieri di Milano per riferire sull'appunto del padre da cui sono nati i sospetti, su cui era scritto: "Venditti Gip Archivia X 20.-30. euro". Sequestro annullato pochi giorni dopo dal tribunale del Riesame bresciano.

Il 9 ottobre il magistrato in pensione era poi stato raggiunto da un secondo decreto di sequestro assieme all'ex pm di Pavia oggi sostituto a Milano, Pietro Paolo Mazza, per l'inchiesta "Clean 3" sul presunto "sistema Pavia", bocciato dal Riesame per la assenza di alcuna "evidenza investigativa" della corruzione o "sistematica svendita" della toga. Il 24 ottobre, terzo sequestro probatorio: i pubblici ministeri lo hanno disposto anche nei confronti degli ex carabinieri della squadra di polizia giudiziaria di Venditti, Silvio Sapone e Giuseppe Spoto, negli stessi giorni in cui venne iscritto sul registro degli indagati anche Giuseppe Sempio per corruzione e la Procura dispose (inizialmente) un accertamento tecnico irripetibile su telefoni e pc. E il Riesame, per la terza volta, i 14 novembre, aveva annullato il provvedimento sul presupposto che ogni "motivazione" alla base di perquisizioni e sequestri deve prevedere "parole chiave" come "criteri di selezione" dentro il materiale informatico per evitare le cosiddette ricerche "a strascico", come prevede la più recente giurisprudenza di Cassazione in materia. 

Cercare "dati di interesse" investigativo che vanno "dal 2014 al 2025" per cercare di avvalorare un'ipotesi di corruzione commessa nel "febbraio 2017 - ha scritto il Riesame - è un fatto che desta "perplessità". Servono "confini temporali" per evitare ciò che l'avvocato Aiello aveva definito come "11 anni di vita" privata passati al setaccio.

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