
Annalucia Cecere, ex insegnante, è stata condannata a 24 anni per l'omicidio di Nada Cella. La giovane segretaria era stata massacrata a Chiavari (Genova) il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco dove lavorava. I giudici della Corte d'assise, presieduta dal magistrato Massimo Cusatti, hanno condannato anche il professionista a due anni per favoreggiamento. La pm Gabriella Dotto aveva chiesto l'ergastolo per Cecere (difesa dagli avvocati Giovanni Roffo e Gabriella Martini) e quattro anni per Soracco (avvocato Andrea Vernazza).
La sentenza -
Al momento del pronunciamento della sentenza, Cecere non era presente in aula, mentre era presente il commercialista Soracco. Per la Cecere è stata riconosciuta l'aggravante dei futili motivi ma non quella della crudeltà.
La difesa di Cecere: "Andremo in appello" -
"Le sentenze non si commentano. Sicuramente appelleremo perché è una sentenza che non ci soddisfa. Dobbiamo leggere le motivazioni ma non riesco a comprendere come si sia arrivati a una decisione del genere visto che c'era stata una sentenza di proscioglimento da parte del giudice". A dirlo sono gli avvocati Giovanni Roffo e Gabriella Martini, difensori di Anna Lucia Cecere, dopo la condanna a 24 anni per l'omicidio di Nada Cella.
Cold case riaperto -
Il caso era stato riaperto nel 2021 dopo la rilettura dei vecchi atti da parte della criminologa Antonella Delfino Pesce e dall'avvocata della famiglia Sabrina Franzone. L'inchiesta era stata affidata dalla pm Gabriella Dotto alla squadra mobile.
Quello di Nada Cella, per la procura, sarebbe stato un delitto d'impeto: Cecere avrebbe ucciso la segretaria perché voleva prendere il suo posto a lavoro e nel cuore di Soracco. Il commercialista e la mamma, Marisa Bacchioni (uscita dal processo), invece, avrebbero mentito e coperto la presunta assassina. Lui, che subito dopo l'omicidio era stato il sospettato numero uno, ha sempre negato di avere coperto la Cecere.
Il nome della ex insegnante era già emerso all'epoca del delitto. I carabinieri avevano ricevuto alcune segnalazioni e avevano trovato a casa sua i bottoni compatibili con quello trovato sotto il cadavere. Era stata indagata per cinque giorni e poi la sua posizione era stata inzialmente archiviata.