
Groenlandia, la Danimarca non molla: "Con Trump disaccordo totale. Al via esercitazioni militari sull'isola"
Parigi ha inviato un primo manipolo di soldati sull'isola. Mosca in allarme: "Preoccupante la presenza Nato nell'Artico"

Hanno toccato terra quasi in contemporanea nel Circolo polare artico le truppe danesi e un piccolo manipolo di militari francesi. È iniziata così, in Groenlandia, la risposta del Vecchio Continente alle mire di Donald Trump sull'isola, tra le località strategicamente meglio posizionate e più ricche di terre rare al mondo. L'incontro alla Casa Bianca di poche ore prima, la sera di mercoledì 14 gennaio, per i ministri degli Esteri di Groenlandia e Danimarca si è dimostrato un buco nell'acqua. Nessuna intesa, dunque tutto come prima. E Copenaghen che non ha la minima intenzione di cedere la sua isola.
Il silenzio su Trump e il programma di esercitazioni militari -
È vero che Donald Trump non ha intenzione di "cambiare idea" e punta dritto alla Groenlandia: "C'è un disaccordo fondamentale, perché l'ambizione americana di prendere il controllo della Groenlandia rimane intatta", ha scritto il premier danese Jens-Frederik Nielsen. È altrettanto vero che, nonostante si tratti di una lotta impari, la Danimarca di cedere Nuuk non ne vuole sapere. Lo ha ribadito, a poche ore dal vertice a Washington, il ministro della Difesa Troels Lund Poulsen annunciando l'invio di nuovi contingenti militari e l'inizio di un programma di esercitazioni con Paesi alleati. "L'obiettivo dell'operazione Arctic Endurance è quella di stabilite una presenza militare più permanente in Groenlandia, anche grazie agli alleati stranieri", ha detto all'emittente DR. Ha poi spiegato che le esercitazioni congiunte avverranno con una rotazione dei Paesi che entrano ed escono dal territorio. Ad aderire al programma al momento sono stati Francia, Svezia, Germania, Spagna e Norvegia. Alla domanda se le esercitazioni fossero intese come un segnale agli americani, ha scelto di non commentare.
L'Italia esclude interventi militari -
Il governo italiano, però, è contrario all'invio di truppe a Nuuk: "Cosa fanno cento, duecento o trecento soldati di qualunque nazionalità? Sembra l'inizio di una barzelletta", ha osservato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha definito la corsa ai mini contingenti come una gara priva di senso. "Non è una competizione a chi manda più militari in giro per il mondo", ha evidenziato, coerentemente con le posizioni dell'esecutivo sul dossier ucraino. A intervenire, secondo Crosetto, dovrebbe essere la Nato, chiamata a "coordinare" davanti a uno scenario in cui è necessario "unire, non spaccare".
Il sostegno di Macron -
Intanto, dopo aver incassato la disponibilità di Berlino e Madrid a inviare militari in Groenlandia, la Danimarca si fa forte anche del concreto appoggio che arriva da Parigi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha infatti annunciato l'arrivo di 15 soldati transalpini sull'isola. E per oggi ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio di difesa per discutere sia della crisi in Iran che delle tensioni tra Usa e Danimarca. Dopo l'invio del primo nucleo di specialisti di alta montagna e cacciatori alpini, Parigi è pronta ad alzare il ritmo: nei "prossimi giorni", ha annunciato Macron davanti alle Forze armate dalla base di Istres, arriveranno in Groenlandia anche "altri mezzi terrestri, aerei e marittimi". Un'escalation accompagnata tuttavia da altri contributi molto più modesti: i Paesi Bassi invieranno un solo ufficiale della Marina reale, la Finlandia due militari di collegamento. Trump, però, non si fa intimidire dalle mosse del vecchio continente: dalla Casa Bianca fanno sapere che la presenza di contingenti europei non inciderà sulle decisioni del presidente Usa.
L'allarme di Mosca: "Truppe Nato? Preoccupante e pericoloso" -
Sulla situazione, di giorno in giorno più tesa, è intervenuto anche il Cremlino: "La situazione che si sta delineando alle alte latitudini (l'invio di nuove truppe, ndr) è per noi motivo di grave preoccupazione", ha detto tramite il suo ambasciatore a Bruxelles, dove ha sede la Nato. "Da parte sua la Russia mantiene costantemente la posizione secondo cui l'Artico deve rimanere un territorio di pace, dialogo e cooperazione paritaria. Riteniamo che la politica dell'alleanza di intensificare il confronto nell'Artico sia controproducente ed estremamente pericolosa". Un commento di certo non disinteressato, dato che se la Groenlandia cadesse sotto la sfera d'influenza americana Mosca uscirebbe danneggiata militarmente e soprattutto economicamente. Anche alla luce delle ultime informazioni, che parlano di un’intensificazione della presenza di Russia e Cina proprio nell'Artico.