Milioni di debiti accumulati nel corso degli anni (anche con creditori italiani), l'acquisizione nel 2024 di Neiman Marcus Group (colosso americano della moda di lusso) per 2,65 miliardi di dollari e il rallentamento dello shopping di lusso: sono diverse le cause che hanno spinto la holding Usa Saks Global a presentare un'istanza di fallimento volontaria presso il Tribunale fallimentare degli Stati Uniti per il Distretto meridionale del Texas. Contestualmente, il ceo Richard Baker lascia l'incarico dopo nemmeno due settimane dalla nomina: al suo posto Geoffroy van Raemdonck, ex ad proprio di Neiman Marcus e membro del consiglio di amministrazione di Moncler Spa. In un comunicato van Raemdonck si è detto "impaziente di assumere il ruolo di amministratore delegato e di proseguire la trasformazione dell’azienda affinché [...] continui a svolgere un ruolo centrale nel futuro del commercio al dettaglio di lusso".
Per ora lo shopping continua -
In una nota Saks Global ha specificato che per il momento i suoi negozi rimarranno aperti e operativi, dopo aver finalizzato un pacchetto di finanziamento da 1,75 miliardi di dollari da parte dei suoi creditori: un piano che "fornirà la liquidità necessaria per finanziare le operazioni e le iniziative di risanamento". La stessa azienda spiega che una prima iniezione di un miliardo di dollari avverrà tramite un prestito da parte di un gruppo di investitori, mentre una seconda tranche dal valore di 240 milioni di dollari verrà erogata dai creditori in base alle attività della società. Infine, un finanziamento da mezzo miliardo di dollari arriverà da un altro gruppo di investitori una volta che il retailer uscirà dalla procedura fallimentare prevista per la fine dell'anno. In aggiunta, alcuni media americani rivelano che lo scorso dicembre Saks avrebbe raggiunto un accordo con una società di investimenti per vendere la proprietà di Neiman Marcus a Beverly Hills, in California.
L'obiettivo sarebbe quello di liberare ulteriore liquidità, ma le cifre non sono note. Nonostante tutto, il gruppo ha comunque assicurato che «onorerà tutti i programmi per i clienti, effettuerà i pagamenti futuri ai fornitori e continuerà a garantire stipendi e benefici ai dipendenti». Il Tribunale fallimentare del Texas dovrebbe dare la possibilità alla holding di negoziare una ristrutturazione del debito oppure di trovare un nuovo proprietario. In caso contrario, l'azienda sarà costretta a chiudere.
I motivi della crisi -
La parabola discendente di Saks Global è frutto non solo di una congiuntura economica sfavorevole (soprattutto durante il Covid, quando, per ovvi motivi, gli store online hanno preso il sopravvento rispetto a quelli fisici), ma anche di scelte strategiche ambiziose rivelatesi poi disastrose. Come l'acquisizione nel 2024 di Neiman Marcus da parte di Hudson's Bay Co., proprietaria di Saks dal 2013, mossa che ha rappresentato l'inizio del tracollo.
L’accordo, il cui ideatore è stato l'ex ceo Baker, ha gravato sulla nuova azienda con oltre due miliardi di dollari di nuovo debito, proprio mentre le vendite globali di lusso stavano vivendo una fase di rallentamento: in aggiunta, i fornitori hanno iniziato a trattenere la merce quando Saks non si è dimostrata in grado di saldare per intero e puntualmente. Inoltre, la holding non ha onorato un pagamento di 100 milioni di dollari legato all'acquisizione di Neiman Marcus, in scadenza lo scorso 30 dicembre. Una situazione estremamente preoccupante e che si affianca a un calo dei ricavi e degli utili: nell'ultima trimestrale, il fatturato è sceso dell’11,1%, attestandosi a 1,6 miliardi di dollari, rispetto agli 1,8 miliardi dell’anno precedente. A conti fatti, il debito di Saks Global ammonta ormai a circa cinque miliardi di dollari.
Ennesimo caso di dead mall? -
Per la crisi di Saks Global si può parlare allora di dead mall? Con questa espressione gli americani indicano un problema assai diffuso nel loro Paese, quello dei "centri commerciali abbandonati". Il 2025 è stato un anno nero per le aziende Usa: secondo S&P Global Market Intelligence e Cornerstone Research, oltre 7mila imprese hanno presentato istanza di bancarotta nei primi undici mesi dell’anno, il dato più alto dal 2010; di queste, almeno 17 (sulle oltre 700 di "dimensione rilevante") con un fatturato superiore a un miliardo di dollari. A pesare sono stati soprattutto l'effetto dei dazi imposti dall'amministrazione Trump e che gravano in particolare su diversi settori: industriale e manifatturiero in primis, seguiti da moda e arredamento, tutti penalizzati dal conseguente aumento dei prezzi sull'intera filiera.
Una storia lunga un secolo -
Saks Fifth Avenue ha aperto il suo leggendario flagship store sulla Fifth Avenue di New York nel 1924, diventando immediatamente sinonimo di lusso americano. Fondato da Horace Saks e Bernard Gimbel, il grande magazzino si è distinto per la sua ubicazione prestigiosa - nella via più elegante della Grande Mela, - per la selezione esclusiva dei migliori marchi internazionali e un servizio clienti impeccabile.
Ha servito generazioni di celebrità e alta società, da Jacqueline Kennedy a Marilyn Monroe. Il suo iconico logo nero e bianco, essenziale ed elegante, incarna perfettamente la sofisticatezza senza tempo del marchio. Le spettacolari vetrine natalizie e la presenza costante nella cultura popolare hanno reso Saks un simbolo dell'eleganza newyorkese e dell'aspirazione al lusso americano.
Non solo Saks Global -
Il commercio al dettaglio a stelle e strisce continua dunque ad attraversare una delle sue fasi più difficili, frutto anche di un calo generale degli acquisti, soprattutto nei negozi fisici. Recentemente, un altro colosso americano come Macy's ha dovuto affrontare un calo drastico delle vendite. A pesare sono state soprattutto le tariffe imposte sui prodotti cinesi – da cui proviene circa il 20% della merce venduta da Macy’s – e una domanda più debole dei consumatori. Come strategia di rilancio, l'azienda ha avviato la strategia "Bold New Chapter", un massiccio piano di ristrutturazione che prevede la chiusura di 150 punti vendita con risultati di vendita insoddisfacenti in tutto il Paese entro la fine del 2026. Macy's però non è l'unica a fare compagnia a Saks. Sono diverse infatti le aziende che negli ultimi mesi hanno chiuso diversi esercizi sul suolo americano: da Party City a Big Lots, da Walgreens Boots Alliance a 7-Eleven.