La sentenza attesa

Pandorogate, Chiara Ferragni prosciolta: "Reato di truffa è estinto"

L'influencer era indagata per truffa aggravata in merito ai casi delle uova di Pasqua e del pandoro Pink Christmas

Chiara Ferragni è stata prosciolta al termine del processo abbreviato con al centro i noti casi del Pandoro Pink Christmas e delle uova di Pasqua di Dolci Preziosi. Lo ha deciso il giudice della terza sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, che ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere. L'imprenditrice era accusata di truffa aggravata in relazione a presunti messaggi ingannevoli pubblicati sui social.

Il motivo del proscioglimento -

 Secondo l'accusa, che aveva chiesto per l'influencer la condanna a 1 anno e 8 mesi, Chiara Ferragni aveva promosso la vendita dei due dolci facendo intendere a chi li acquistava che parte del ricavato sarebbe andato a finanziare progetti di beneficenza. Il giudice ha però ricordato i risarcimenti da 3.4 milioni di euro, versati da Ferragni alle associazioni Adicu e Codacons e a una signora di 76 anni. A seguito di ciò, Codacons aveva ritirato la sua querela, spalancando la strada alla sentenza di improcedibilità di oggi e dunque all'estinzione del reato.

Il commento a caldo di Chiara Ferragni -

 Chiara Ferragni, visibilmente emozionata all'uscita dall'aula, si è limitata a commentare con poche parole: "Siamo tutti commossi. È finito un incubo, sono molto contenta di poter riprendermi la mia vita. Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta. Ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower".

L'aggravante ritirata e il destino degli altri imputati -

 Fondamentale per il proscioglimento di Chiara Ferragni è stato anche il mancato riconoscimento dell'aggravante della minorata difesa dei consumatori o utenti online, che rendeva il reato di truffa procedibile anche senza una denuncia. Il proscioglimento ha riguardato anche i coimputati di Chiara Ferragni, il suo allora braccio destro Fabio Damato e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo. L'unica associazione rimasta parte civile del processo è stata la "Casa del consumatore", che però non aveva presentato alcuna querela in fase di indagini.

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