Secondo arresto

Barista ucciso a Mira, fermato il complice di Salvagno

Per la procura il 38enne residente a Spinea avrebbe aiutato il vigile ad uccidere Sergiu Tarna 

© Facebook|  Sergiu Tarna

Un secondo arresto nell’inchiesta sull’omicidio di Sergiu Tarna, il giovane barista di origini moldave trovato senza vita nelle campagne di Malcontenta, nel comune di Mira, la mattina del 31 dicembre 2025. I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Venezia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 38enne residente a Spinea, accusato di aver partecipato al delitto in concorso.

Il provvedimento, firmato dal gip su richiesta della Procura di Venezia, arriva a pochi giorni dal fermo di Riccardo Salvagno, agente della polizia locale veneziana di 40 anni, ritenuto l'autore dell’omicidio. Secondo gli investigatori, i due complici avrebbero agito insieme nella notte tra il 30 e il 31 dicembre 2025, culminata con l’esecuzione del giovane, colpito alla tempia con un’arma da fuoco e successivamente abbandonato lungo una strada di campagna.

Nel corso degli interrogatori, Salvagno ha ammesso le proprie responsabilità, escludendo però la premeditazione. Il vigile urbano avrebbe raccontato agli investigatori di non aver premeditato l'omicidio, spiegando che la situazione sarebbe degenerata durante un confronto sfociato nel colpo di pistola partito accidentalmente. Salvagno è stato trasferito in un istituto penitenziario fuori dalla provincia per motivi di sicurezza.

Il presunto movente -

 Al centro della vicenda ci sarebbe un video a sfondo sessuale, registrato all’interno di un night club, che mostrerebbe Salvagno in compagnia di una persona transgender. Il 40enne temeva che il filmato, che riteneva in possesso del barman, potesse circolare e avere ripercussioni sulla sua carriera professionale. Da qui, secondo il pubblico ministero, sarebbero nate pressioni sempre più insistenti nei confronti del barman affinché cancellasse il materiale. Le indagini hanno inoltre portato alla luce una serie di messaggi dal contenuto intimidatorio, inviati nei giorni precedenti all’omicidio. In uno di questi, spedito il giorno di Natale tramite Telegram, Salvagno avrebbe manifestato in modo esplicito la volontà di agire, lasciando presagire conseguenze violente.

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