La detenzione a Caracas

Venezuela, Mario Burlò: "Quel carcere è oltre Alcatraz, ho perso 30 kg"

L'imprenditore italiano dopo la liberazione: "Mi hanno costretto a dormire sul pavimento per 14 mesi"

© Ansa

"Non so cosa sia Alcatraz con precisione, ma le assicuro che qui siamo andati oltre". Queste le prime parole di Mario Burlò, l'imprenditore e torinese trattenuto per oltre un anno con accuse mai chiarite nelle prigioni del Venezuela, dopo la liberazione. Parlando al telefono con il suo avvocato, Maurizio Basile, l'immobiliarista ha raccontato le difficili condizioni della detenzione nel carcere El Rodeo I, a Caracas (lo stesso in cui è stato trattenuto il cooperante Alberto Trentini, liberato insieme a Burlò).

Il racconto -

 "Mi hanno costretto a dormire sul pavimento per 14 mesi. Ho perso 30 chili, ho cercato di fare degli esercizi di ginnastica per tenermi impegnato e resistere, ma è stata davvero durissima. Mi accusavano di terrorismo, pensi che assurdità". Tra le prime telefonate da uomo libero, quella alla figlia Gianna, che ha definito "la fine di un incubo" la sua scarcerazione. "Sono stati mesi lunghissimi e devo dire che ho temuto il peggio". Stando a quanto ha raccontato la 21enne, Burlò le ha telefonato alle 4.30 del mattino: "Mi sono emozionata e mi sono messa a piangere. Mi ha detto che non vedeva l'ora di tornare a casa e dalla voce mi è sembrato che stesse bene". Tuttavia, ha spiegato la giovane, "mi ha fatto molta impressione vedere che è stato rasato. Non credo che abbia passato dei bei momenti".

Chi è -

 L'arrivo di Burlò, che al suo rientro dovrà affrontare diversi processi in Italia per illeciti di natura societaria e fiscale, è previsto per il 13 mattina, a Torino. Con la sua Oj Solutions, una società di outsourcing, Burlò era entrato nel settore delle sponsorizzazioni sportive. Nel 2020 fu arrestato nell'inchiesta "Fenice" sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Piemonte, ma ha sempre respinto l'accusa di contatti con i boss. Il problema fu l'acquisto della villa sulla collina di Moncalieri in cui abitò il calciatore Vidal. A fronte di un prezzo iniziale di 500mila euro, Burlò la prese per 325mila, versando una quantità di provvigioni ai tanti mediatori. Nel novembre del 2024, alla vigilia del processo in Cassazione, lasciò l'Italia: aveva detto alla famiglia che sarebbe partito per il Venezuela per affari, ma poi se ne persero le tracce. Quando nel febbraio dello scorso anno la Corte Suprema lo assolse dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ordinando pure la restituzione della villa, lui era già detenuto a Caracas.

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