Le motivazioni della sentenza

Alessia Pifferi "lapidata dai media", perché i giudici hanno cancellato l'ergastolo

In quasi 200 pagine di motivazioni, la Corte d'Assise d'Appello di Milano ha additato i media tra i responsabili della "metamorfosi" della donna

© Ansa

L'atteggiamento di Alessia Pifferi durante il processo per l'omicidio della figlioletta, che le era costato la condanna all'ergastolo in primo grado, sarebbe stato indelebilmente macchiato dal "clamore mediatico subito", anzi "sofferto", e da una continua "lapidazione verbale" per mezzo dei media". Un processo mediatico con i sacri crismi che sarebbe riuscito persino a "trasformare obtorto collo" la madre della 40enne nella sua principale accusatrice, spingendola a "riversare in atti circostanze non vere". Lo ha scritto la Corte d'Assise d'Appello di Milano nelle lunghe motivazioni della sentenza con cui, lo scorso novembre, ha ridotto la condanna a 24 anni di carcere per la donna che, nel 2022, aveva lasciato morire di stenti la bimba di un anno e mezzo abbandonandola a casa per sei giorni. 

Le attenuanti generiche -

 "Non vi sono i presupposti per affermare, con fondamento, che il comportamento processuale di Alessia Pifferi" sia stato "espressione di accentuata capacità a delinquere". Al contrario, secondo i togati milanesi, sarebbe un atteggiamento "sintonico con la deficitaria personalità dell'imputata", e proprio per questo sarebbe compatibile con il "riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche".

La metamorfosi di Alessia Pifferi e il ruolo dei media -

 Oltre alla fedina penale immacolata e alla fragilità della donna - per la sua condizione economico-sociale e per l'isolamento in cui viveva -, a spingere la Corte d'Assise d'Appello di Milano verso l'alleviamento della pena sono state proprio le particolari condizioni in cui è stato portato avanti il processo. Per dirla con le parole dei giudici, "quel malvezzo contemporaneo chiamato processo mediatico, che ha fatto del processo penale un genere televisivo di svago e intrattenimento". La presenza costante e martellante dei media in ogni angolo del caso, comprese presunte "interferenze sul paradigma di assunzione delle prove", avrebbe inciso in maniera "certa" sulla metamorfosi comportamentale dell'imputata. E sarebbe arrivato a trasformare la madre di Alessia Pifferi in una sua aspra accusatrice per paura di "essere, a sua volta, investita dalla pubblica esecrazione".

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