la decisione del Cdm

Referendum giustizia, si voterà il 22 e il 23 marzo

Nelle stesse date si voterà anche per le elezioni suppletive

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Si voterà domenica 22 e lunedì 23 marzo per la riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. È stato deciso durante la riunione del Consiglio dei ministri di lunedì 12 gennaio. Nelle stesse giornate si terranno anche le elezioni suppletive per i collegi lasciati vuoti in Veneto da Alberto Stefani e Massimo Bitonci.

Le opzioni di data -

 La maggioranza aveva inizialmente caldeggiato come ipotesi di data quella del primo marzo. L'opposizione, che sperava di avere qualche settimana in più per la campagna contro la riforma costituzionale, aveva messo gli occhi sul mese di aprile. Alla fine la soluzione trovata è una via di mezzo che non accontenta pienamente nessuno, ponendosi esattamente a metà strada.

Scuola, quattro Regioni commissariate -

 Sempre dal Cdm è arrivata un'altra delibera, che ha disposto il commissariamento di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna per la mancata approvazione dei piani di dimensionamento in vista del prossimo anno scolastico. Lo ha annunciato il ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara, ricordando che il dimensionamento rientra tra le riforme previste dal Pnrr con l'obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca. Il mancato rispetto di questo adempimento, ha spiegato Valditara, metterebbe a rischio le risorse già erogate.

I precedenti screzi con le Regioni -

 Il commissariamento non causerà la chiusura di nessun istituto scolastico ma riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa dell'istruzione nelle quattro Regioni. Sulla riforma, come ha ricordato il ministero dell'Istruzione, la Corte costituzionale si è pronunciata in tre occasioni confermando la legittimità dell'operato del governo. E gli stessi ricorsi presentati dalle Regioni inadempienti sono stati respinti con tre sentenze del Tar e sei pronunce del Consiglio di Stato. Nonostante a Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria fossero state già concesse due proroghe per l'adozione dei piani (prima fino al 30 novembre, poi al 18 dicembre), non ci sarebbe stata nessuna mossa da parte delle amministrazioni regionali.

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