
La Groenlandia non è in vendita. Lo ha affermato il rappresentante per la Groenlandia negli Stati Uniti e in Canada Jacob Isbosethsen incontrando alcuni esponenti del Congresso americano insieme all'ambasciatore danese negli Stati Uniti Jesper Moller Sorensen. "Non siamo in vendita. Il nostro paese appartiene ai groenlandesi", ha aggiunto.
Il prezzo di Trump -
Il presidente degli Stati Uniti fissa il prezzo per accaparrarsi il favore dei groenlandesi: da 10 a 100 mila dollari ciascuno per convincerli a lasciare la Danimarca e sposare la causa degli Usa. La notizia arriva da fonti informate al sito della Reuters, ma che Washington abbia ipotizzato di acquistare la Groenlandia non è una novità. Per il vicepresidente americano JD Vance è addirittura "essenziale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti" e The Donald è "disposto a spingersi fino a dove è necessario" per risolvere il problema. "È lui a prendere la decisione finale", ha detto Vance, invitando gli europei a "prendere sul serio" il tycoon. Quasi un messaggio dopo la dura dichiarazione dei leader del vecchio continente.
Trump: "Possederla è psicologicamente necessario" -
"Avere la proprietà" della Groenlandia è "molto importante" ha detto Trump in un'intervista al New York Times. A chi gli chiedeva perché avesse bisogno di possedere l'isola, il presidente ha risposto: "Credo che sia psicologicamente necessario per il successo. Penso che la proprietà ti dà qualcosa che non si può ottenere con un semplice contratto di locazione. La proprietà offre elementi che non si possono avere semplicemente firmando un documento".
Il dibattito negli Usa -
Acquistare il Paese, corteggiando i suoi 57.000 abitanti, è l'ultima delle ipotesi ventilata da Trump, che pochi giorni fa non aveva escluso l'intervento delle forze armate, ipotesi poi ridimensionata dal segretario di stato Marco Rubio che ha parlato di "acquisto". Anche in patria sono molti a non vedere di buon occhio un'opzione militare, perfino dentro gli stessi repubblicani. Un'invasione sarebbe "una stupidaggine di proporzioni colossali", ha tuonato il senatore dell'elefantino John Kennedy dando voce ai dubbi e alle perplessità dei conservatori in Congresso. Kennedy però ha lasciato aperta la possibilità di annessione se i cittadini groenlandesi lo scegliessero.
La reazione dell'Europa -
L'Unione europea, che già nei giorni scorsi aveva ribadito l'inviolabilità della sovranità della Groenlandia anche in funzione della sicurezza nell'Artico, resta vigile: L'Europa sta "valutando se si tratti di una minaccia reale e, in tal caso, quale sarebbe la nostra risposta" ha affermato l'Alta rappresentante dell'Ue, Kaja Kallas. Essendo territorio danese la Groenlandia è parte dell'Ue e della Nato, e questo aprirebbe scenari distopici.
Ma in Groenlandia c'è chi ci pensa -
Una sponda alle mire di Washington arriva invece dall'opposizione locale. Secondo Pele Broberg, leader del partito più grande che si oppone al governo, l'enorme isola Artica dovrebbe avviare "colloqui bilaterali con gli Usa" sul suo futuro, escludendo la Danimarca. Broberg, che rappresenta la voce più radicale sul fronte indipendentista e anti-danese, ha accusato il governo di Copenaghen di aver adottato una posizione "ostile sia alla Groenlandia sia agli Stati Uniti". E ha polemizzato con la ministra degli Esteri di Nuuk, Vivian Motzfeldt, secondo cui un negoziato a due sarebbe "illegale", dati gli attuali legami istituzionali dell'isola (ricchissima di risorse) con Copenaghen.
© Withub
© Withub
La situazione politica in Groenlandia -
Nonostante l'isola abbia lo status di territorio autonomo della corona danese, tutti i partiti rappresentati nel suo Parlamento sono favorevoli a una secessione formale dalla Danimarca e al superamento delle ultime tracce di dominio coloniale europeo. Ma hanno posizioni diverse su come acquisire l'indipendenza e sui rapporti col gigante americano, che già dal 1951 ha una presenza militare esclusiva sull'isola dei ghiacci e ne controlla la difesa. E intanto, sulla pelle dei groenlandesi, sono già partite le scommesse. Com'era successo sul Venezuela, dove chi aveva puntato sulla caduta di Nicolás Maduro ha incassato 400 mila dollari, ora la popolare piattaforma Polymarket quota probabile al 16% l'acquisizione americana dell'isola. Probabilità non altissima, ma ogni giorno in aumento.