FASE CRITICA

Influenza al picco, pronto soccorso sotto pressione in tutta Italia: pazienti in barella nei corridoi

Da Nord a Sud aumentano i casi di polmonite e gli accessi in emergenza. Meno bronchioliti grazie ai vaccini, ma il sistema territoriale fatica

© ansa

L'influenza entra nella sua fase più dura e il conto si paga, ancora una volta, nei pronto soccorso. Le sale d'attesa si riempiono, le barelle diventano stanze provvisorie e il sistema dell'emergenza va sotto stress. È uno scenario che si ripete ogni inverno, ma che quest'anno mostra con forza tutte le fragilità dell'assistenza territoriale, soprattutto nei confronti degli anziani e dei pazienti più vulnerabili.

Ospedali in affanno nel periodo di massimo carico -

 Il picco influenzale atteso in queste settimane sta mettendo in difficoltà le strutture sanitarie su tutto il territorio nazionale. I pronto soccorso registrano un aumento significativo degli accessi e molti pazienti, pur avendo bisogno di ricovero, restano a lungo sulle barelle in attesa di un posto letto. In crescita, quasi ovunque, i casi di polmonite, mentre si osserva un calo delle bronchioliti nei bambini, effetto diretto delle campagne di vaccinazione e immunizzazione contro il virus sinciziale.

Il superlavoro del 118 e il filtro territoriale che non regge -

 A pesare è soprattutto l'aumento delle chiamate al 118. Secondo Mario Balzanelli, presidente della Società italiana del sistema 118, le centrali operative sono sommerse di richieste, spesso anche per situazioni che non configurano vere emergenze. Tra Natale e i primi giorni dell'anno la domanda di soccorso è cresciuta in modo vertiginoso, mettendo sotto pressione un sistema che deve, comunque, garantire risposte rapidissime per i casi gravi. L'appello agli utenti è chiaro: chiamare il 118 solo in presenza di sintomi importanti, come difficoltà respiratorie.

Il nodo del “boarding” e le attese che si allungano -

 Nei pronto soccorso il fenomeno più critico resta quello del "boarding", lo stazionamento prolungato dei pazienti in barella in attesa di ricovero. Alessandro Riccardi, presidente della Simeu, sottolinea come il rallentamento delle dimissioni dai reparti, dovuto a malati sempre più complessi e fragili, crei un effetto a catena. Ogni paziente in boarding rallenta l'accesso di chi arriva dopo: con venti persone bloccate in attesa, le attese possono superare le tre ore.

Sicilia e Sardegna, emergenza sovraffollamento -

 Tra le regioni più colpite spicca la Sicilia, dove nelle ultime settimane l’impennata delle sindromi influenzali ha portato alcuni pronto soccorso, soprattutto a Palermo, a livelli di affollamento superiori al 350%. Anche la Sardegna vive una situazione critica: agli accessi per influenza si somma una cronica carenza di posti letto, con numerosi pazienti costretti a rimanere in barella in attesa di ricovero.

Bambini e influenza: tanti accessi, meno bronchioliti -

 Sul fronte pediatrico, al Santobono di Napoli si sono registrati fino a 350 accessi al giorno, con una larga maggioranza di bambini con sintomi influenzali e respiratori. Uno scenario simile al Meyer di Firenze, dove si superano spesso i 100 accessi quotidiani. La nota positiva arriva però dal calo delle bronchioliti: in Toscana i ricoveri per virus sinciziale si sono dimezzati rispetto al 2024, grazie a una campagna di immunizzazione che ha raggiunto il 90% dei bambini coinvolti.

Nord Italia sotto osservazione -

 Anche Veneto, Lombardia, Liguria e Friuli Venezia Giulia segnalano un aumento del ricorso ai pronto soccorso. In Liguria, in particolare, sette strutture su tredici hanno raggiunto il massimo livello di affollamento, mentre in Friuli non sono mancate giornate di superlavoro per il personale sanitario.

Un inverno che mette a nudo le fragilità -

 L'ondata influenzale conferma un problema strutturale: senza un rafforzamento dell'assistenza territoriale e dei percorsi alternativi al pronto soccorso, ogni picco stagionale rischia di trasformarsi in un'emergenza. Meno bronchioliti e più prevenzione sono un segnale incoraggiante, ma non bastano. La sfida resta quella di proteggere i più fragili e di alleggerire ospedali e 118, prima che l'influenza presenti il conto più salato.

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