Il ricordo

Capotreno ucciso a Bologna, il padre: "Era tutto il mio mondo, ma adesso sappiamo che non tornerà più"

Alessandro Ambrosio è stato accoltellato la sera del 5 gennaio nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna

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Parla Luigi Ambrosio, il papà di Alessandro, il capotreno di 34 anni ucciso a coltellate alla stazione di Bologna nel tardo pomeriggio di lunedì 5 gennaio. Il giovane lavorava da una decina d'anni in Trenitalia: aveva seguito le orme del padre, in pensione da pochi giorni dopo 40 anni nelle ferrovie.

Il lavoro negli Intercity -

 Ma non era stato lui a convincerlo a intraprendere quella strada: "Mi ha riempito di orgoglio, anche perché ha fatto tutto a mia insaputa. Mi ha chiamato quando aveva già finito la visita medica. Mi ha detto: 'Papà, ho fatto il colloquio. È andato bene'. Io sono stato contentissimo. Se me lo avesse detto, gli avrei potuto dare qualche consiglio o spinta. Ma non c’è stato bisogno: Alessandro aveva una mente superiore. Avrebbe potuto fare ancora tanto altro nella vita. Lavorava sugli Intercity: andava a Pescara, Foggia, Trieste, Roma… Quando passava da Bologna mi chiamava: papà mi raccomando, cura il mio treno". 

"Tutto il mio mondo" -

 Figlio unico, Alessandro "era tutto il mio mondo", spiega Luigi, aggiungendo: "Starò così per ancora un bel po’ di tempo. Non voglio ripercorrere ciò che è successo: voglio solo sapere perché è accaduto". Con suo figlio aveva un legame "molto stretto: viveva ancora qui, con noi". Anche se, "tra lavoro e tempo libero, era sempre fuori casa: lo vedevamo forse due giorni a settimana, perché era sempre in giro. Il lavoro, le sue passioni, le uscite con gli amici. Però ora è diverso: prima, anche se di fretta, sapevamo che sarebbe tornato a casa. Adesso, invece, sappiamo che non tornerà più. E questa è tutta un’altra storia". Alessandro, ribadisce ancora papà Luigi, non ha "mai fatto del male a una mosca. Io non so cosa sia successo, ancora non l'abbiamo visto. Lui faceva il suo servizio tranquillo, poi veniva a casa, usciva. Io con mio figlio avevo un rapporto ottimo". 

Le passioni di "Ambro" -

 Fuori dal lavoro, la vita di "Ambro", come lo chiamavano i suoi amici, era piena di passioni, a cominciare dalla musica: suonava la chitarra in due gruppi, racconta il padre. E poi lo sport, soprattutto il calcio, ma anche la pallavolo. Papà Luigi definisce il figlio come "unico" e "benvoluto da tutti", e di lui ricorda la "mente eccelsa": "il mio orgoglio, senza ombra di dubbio". Fin da quando era ragazzino, "non ci ha mai dato problemi", spiega ancora. 

L'uomo fermato -

 Per quando riguarda Marin Jelenic, il 36enne senza fissa dimora, fermato la sera del 6 gennaio a Desenzano del Garda con l'accusa di omicidio, il padre ha detto: "Se è stato lui, mi fa piacere che sia stato preso, ma a me lui fa pena. Rabbia e pena, sono questi i due sentimenti che provo. E non so cosa prevale. Voglio sapere perché l'ha fatto". 

Gli ultimi ricordi di Alessandro -

 L'ultima immagine che Luigi ha di Alessandro è quella del giovane che rientra dal lavoro a metà pomeriggio: "Poco dopo è uscito di nuovo per andare a Bologna. Quando andava via mi faceva sempre battute tipo: "Ci rivediamo più vecchi". Lo ha fatto anche stavolta". Non aveva mai avuto particolari esperienze negative nello svolgere il suo lavoro, spiega il padre: "Non si è mai lamentato, a parte le solite problematiche della gente senza biglietto. Ha sempre svolto al meglio il suo lavoro, i suoi colleghi lo sanno". Tra gli ultimi momenti belli passati insieme, il padre ricorda il giorno di Natale, trascorso in famiglia, con Alessandro e la fidanzata: "Abbiamo chiacchierato tanto e ci siamo divertiti molto. Abbiamo trascorso quei momenti tra chiacchiere e risate".

I funerali -

 Per quanto riguarda i funerali del giovane, ucciso nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione, non è ancora nota la data. "Sarà una cerimonia laica", anticipa il padre, aggiungendo: "Pensiamo alla cremazione, terremo l'urna nella sua cameretta". Per Alessandro, pensa a una cerimonia speciale: "Ho chiesto al sindaco di Anzola dell’Emilia di poter celebrare il funerale, che sarà un rito laico, in un luogo dove ci sono eventi musicali e concerti. Voglio tanta partecipazione dei suoi amici e chi vuole si alza e dice qualcosa. E poi, musica a manetta. Più che un rito funebre, vogliamo che sia una festa. Questo sì, che sarà un ottimo saluto per mio figlio".

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