E' trascorso un anno dalla sciagurata notte che portò il gioiellino della flotta Costa a schiantarsi contro gli scogli dell'Isola del Giglio. I morti furono 32. Le loro famiglie e quelle dei feriti aspettano una ricostruzione convincente che faccia luce sui quattro punti ancora oscuri dello schianto. La rotta fu cambiata durante la navigazione? Perché fu aperta la porta stagna A24 che peggiorò l'allagamento della nave?
E ancora, l'equipaggio era in grado di capire le istruzioni date per l'evacuazione della nave? Perché l'unità di crisi della Costa non fu allertata subito?
Tutti i punti oscuri
Un contributo decisivo per chiarire la dinamica dell'incidente potrebbe arrivare dalle relazioni dei consulenti di parte civile. L'ultima di tali perizie verrà presentata proprio oggi. Si tratta del documento messo a punto dal professor Bruno Neri che assiste i naufraghi seguiti dal Codacons. Il super esperto argomenta che la porta stagna A24 venne aperta quaranta minuti dopo l'impatto e che questa manovra accelerò l'affondamento della nave.
I periti del giudice hanno evidenziato poi un altro grave elemento: il personale di bordo non comprese le istruzioni date in italiano durante l'evacuazione della Concordia. Il timoniere indonesiano, soprattutto, non avrebbe capito gli ordini di Schettino. La Compagnia dal canto suo nega questo aspetto sostenendo che i membri stranieri a bordo parlavano correntemente inglese.
La Costa avrebbe responsabilità per quanto riguarda l'attivazione dell'unità di crisi. Il capo di tale divisione, Roberto Ferrarini, è sotto inchiesta per cooperazione in omicidio colposo plurimo. Non avrebbe sollecitato il Comandante a dichiarare lo stato d'emergenza.
E poi resta aperto il contenzioso sulla rotta, diversa da quella dichiarata dal Comandante prima di salpare per effettuare il famigerato "inchino". Schettino sostiene di avere avvisato la Compagnia, ma la Carnival nega: "Non risulta che Schettino disse nulla né a noi, né alla Capitaneria. Il server di bordo però, non è stato recuperato e le mail tra bordo e terra non sono state acquisite come prove dell'inchiesta.
Carnival contro i passeggeri
Il braccio di ferro tra naufraghi e compagnia navale si fa sempre più duro. La società Carnival che controlla Costa Crociere non vorrebbe risarcire i passeggeri per le lesioni subite. Motivo? Avrebbero avuto "comportamenti negligenti odisattenti" durante l'abbandono dell'imbarcazione.
Prorogato lo stato di emergenza
Il Governo ha prorogato di un anno, quindi fino al 31 dicembre 2013, lo stato di emergenza relativo alla Costa Concordia. Lo status eccezionale che era stato riconosciuto all'Isola del Giglio sarebbe "scaduto" a fine mese, prima che venissero compiute le operazioni per il recupero dell'imbarcazione e lo sgombero dell'area intorno al porticciolo.
Il relitto ancora da rimuovere
La carcassa della nave è ancora davanti le coste del Giglio a ricordare quanto successo la notte di un anno fa. Trecento metri e 112 mila tonnellate di lamiere a cui però, è stato tagliato il fumaiolo giallo con il logo della Costa. Nei giorni scorsi il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha annunciato lo slittamento di alcuni mesi, fino al prossimo autunno, della rimozione del relitto. E mentre la società Carnival litiga in tribunale per il licenziamento di Francesco Schettino, le associazioni che tutelano l’ambiente e le istituzioni si interrogano sugli effetti di quanto accaduto sull’ecosistema teatro del disastro.
L’Arpat, l’agenzia per l’ambiente della Regione Toscana che ha effettuato il monitoraggio delle acque, sostiene che non ci sono evidenti criticità. Di tutt'altro avviso Greenpeace che nei mesi successivi alla catastrofe ha pubblicato il dossie “Toxic Costa” sui concreti rischi per l’ambiente.
Di certo c'è che all'interno del gigante arenato si trovano attualmente 230.000 metri cubi di acque potenzialmente inquinanti che rischiano di entrare in contatto con l'ambiente esterno durante le operazioni di rimessa in galleggiamento. Lo ha spiegato la presidente dell'Osservatorio sulla rimozione della Costa Concordia, Maria Sargentini. "Il tema più rilevante adesso è il monitoraggio delle acque interne della nave. Stiamo definendo le misure di prevenzione per le successive fasi di rotazione e rimessa in galleggiamento, nel caso in cui si verifichi un contatto fra le acque contenute all'interno della nave e l'esterno", ha detto Sargentini.
Le celebrazioni
Per commemorare le 32 vittime del naufragio domenica 13 l'Isola ospiterà una cerimonia voluta dal sindaco Sergio Ortelli in collaborazione con Costa. “Sarà un momento dedicato alle famiglie di chi non è più tra noi”, dice in una lettera inviata dal Ceo di Costa Michael Thamm ai superstiti del naufragio. Molti gli ospiti attesi, pure tra i superstiti. Solo dalla Francia, tra familiari delle vittime e naufraghi saranno un centinaio. Il programma prevede una messa in suffragio, concerti, targhe, lapidi e il riposizionamento di quella parte degli scogli strappato dalla Costa durante la collisione e rimasti incastrati nella ciglia della nave da crociera. Poi alle 21.45, ora dello schianto, sarà osservato un minuto di silenzio. E subito dopo, suoneranno le sirene delle imbarcazioni in porto e verranno lanciate lanterne luminose.
E martedì 15 l'isola riceverà la medaglia d'oro al valor civile: i comuni dell'Isola del Giglio e Monte Argentario riceveranno dal ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, la medaglia d'oro al valor civile del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per aver prestato i primi soccorsi ai naufraghi della nave Costa.
Il processo
Le indagini sul disastro sono in via di chiusura. A fine febbraio il processo dovrebbe entrare nel vivo con il dibattimento che potrebbe essere celebrato in Corte d'Assise. A fine mese, infatti, gli inquirenti di Grosseto formalizzeranno le richieste di rinvio a giudizio per i 12 indagati; quindi per febbraio sarà fissata la data dal giudice per l'udienza preliminare. Il comandante Francesco Schettino è l'indagato che si porta addosso le accuse più pesanti: omicidio plurimo colposo è quella più grave, mentre l'abbandono di nave è la più disonorevole: ma dovrà rispondere perfino di danno ambientale per il distacco dello scoglio de Le Scole dal suo sito naturale e per il relitto incagliato in un'area protetta.