finalmente a casa

Lerici, liberato l'imprenditore Calevo: 3 fermiIl racconto a Tgcom24: "Pensavo di morire"

Il giovane è stato ritrovato a Sarzana, nello Spezzino, nello scantinato di uno dei sospettati del sequestro. La commozione della mamma: "Una cosa bellissima". Nessun riscatto è stato pagato

© Ansa

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E' stato liberato l'imprenditore edile, Andrea Calevo, rapito il 16 dicembre dopo una rapina nella sua villa a Lerici (La Spezia). Il giovane era stato portato via da tre uomini che lo attendevano in casa dopo aver immobilizzato e legato la mamma. Calevo, 31 anni, è stato liberato con un'operazione congiunta realizzata dalla polizia di Stato e dai carabinieri. Tre le persone fermate: due italiani e un albanese.

Il racconto dell'imprenditore: "Pensavo di morire"
"E' stata dura - ha detto dopo la liberazione il giovane imprenditore -. Mi tenevano legato, pensavo di morire, ma stavo bene. Mi hanno portato lì subito dopo avermi portato via da casa. Il tempo non passava mai, credevo fosse già Capodanno". Il 31enne, come spiegato dagli investigatori che lo hanno liberato, è stato trovato in catene. Accanto a lui solo una brandina e pochi mobili. Non è stato maltrattato, si trova in buone condizioni fisiche e mentali.

La mamma: "E' stato bellissimo"
"E' stata una cosa bellissima": queste le parole della signora Sandra, la mamma di Andrea, subito dopo la liberazione del figlio. La donna ha ringraziato tutti per il lavoro che ha portato a una conclusione positiva della vicenda.

Tra i fermati un cliente di Calevo
I due italiani fermati per il sequestro sono nonno, Pierluigi Desti, di 70 anni, e nipote, Davide Bandoni, di 23 anni. L'anziano era un cliente dello stesso Calevo: entrambi sono di Ameglia, in provincia di La Spezia. Ameglia è a pochi chilometri da Lerici, la cittadina dove il giovane è stata rapito, e da Sarzana, il luogo della sua prigionia. Il sequestro è stato portato a termine con la complicità del 20enne Vila Fabjion, albanese, operaio nel settore dell'edilizia. Non si escludono altri complici.

Sequestratori traditi da una pizza
I sequestratori di Andrea Calevo sono stati traditi da una pizza. In una intercettazione telefonica i due che erano rimasti in casa ordinarono, per telefono, una sola pizza che verrà loro consegnata poco più tardi. A quel punto gli investigatori hanno capito che quella pizza era stata ordinata non tanto per gli abitanti della villetta, che erano due, ma per l'ostaggio che presumibilmente era nascosto nella stessa villetta. Questo è stato un indizio che ha fatto pensare agli investigatori che l'ostaggio fosse nella villetta.

Alla famiglia era arrivata una richiesta di riscatto di 8 mln
Restano da chiarire molti aspetti di questo problematico sequestro, mentre si apprende che, il 24 dicembre, alla madre di Calevo era arrivata una richiesta di riscatto di otto milioni di euro. Cifra che non è stata pagata.

Calevo tenuto nello scantinato di un sequestratore
Dopo la liberazione, il giovane è stato portato prima nella caserma dei carabinieri di Sarzana (La Spezia) e poi condotto a casa. Il 31enne è stato ritrovato nello scantinato dell'abitazione di uno degli uomini coinvolti nel suo rapimento, come precisa una nota della polizia, e lì avrebbe trascorso tutto il periodo del sequestro. "Voglio solo riabbracciare mia madre", ha detto subito dopo il blitz. Non appena ha visto i carabinieri del Ros fare irruzione nello scantinato dove era prigioniero con gambe e piedi legati, infilato un un angolo, Calevo ha ringraziato gli agenti e si è messo a piangere.

Cancellieri: è il risultato della sinergia polizia-carabinieri
Profondamente soddisfatto per l'esito della vicenda è il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, che dice di essere felice "per il lavoro svolto dagli investigatori che ha riportato a casa sano e salvo il giovane imprenditore. Si tratta del risultato dell'altissima professionalità messa in campo congiuntamente da polizia e carabinieri. Il valore aggiunto dell'operazione sta proprio nella collaborazione delle due forze dell'ordine".

Procuratore: "Operazione decisa ieri sera"
"L'operazione per la liberazione di Andrea Calevo è stata decisa ieri sera, quando abbiamo avuto la ragionevole certezza che il quadro informativo era completo". Lo ha detto il procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce. "Il nostro obiettivo principale - ha spiegato - non era l'arresto dei sequestratori ma la liberazione del sequestrato".

"Stiamo lavorando per trovare i complici"
Il procuratore ha poi aggiunto: "Si è giunti all'identificazione dei sequestratori e del luogo dove Calevo era tenuto prigioniero, tramite un largo uso di intercettazioni telefoniche, circa un centinaio. La richiesta di riscatto proveniva da una cabina telefonica di Pisa, e questo fa pensare alla presenza di alcuni complici. Probabilmente i complici di Destri erano muratori. Il 21 dicembre è arrivata a casa Calevo la prova che il 31enne era ancora vivo: una lettera scritta dal ragazzo, i familiari ne hanno riconosciuto la calligrafia".