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Ex Ilva, a rischio un colosso da oltre 19 miliardi di euro in quattro anni

In base ai numeri del progetto di rilancio siglato nel 2018 l'acciaieria di Taranto avrebbe dovuto contribuire all'1% del Pil italiano da oggi al 2023. L'impianto, numero uno in Europa, dà lavoro a 20mila persone

Ansa

lavoro a 10.700 dipendenti in tutta Italia (sono 8.200 solo a Taranto), a pieno regime può arrivare a produrre anche 12 milioni di tonnellate di acciaio. L'ex Ilva è un vero e proprio colosso dell'economia italiana, che con l'indotto arriva a procurare lavoro a circa 20mila persone. 

Dall'ex Ilva l'1% del Pil - Un gioiello, scrive il "Messaggero", che rappresenta una quota di Pil pesante per l'intero Paese: si parla dell'1% dell'intero Prodotto interno lordo nazionale con i suoi 6 milioni di tonnellate annue previste fino al 2023 a Taranto, più due tra Genova e Novi Ligure. Il piano concordato tra ArcelorMittal e il governo stimava infatti 19 miliardi di valore dal 2019 al 2023, il 70% in Puglia e il restante 30% nel resto d'Italia. Purtroppo questo colosso dell'acciaio deve fare i conti con un mercato in contrazione, con il prezzo dell'acciaio in forte discesa sulla scia della guerra commerciale di Trump e la concorrenza del più economico, e scadente, prodotto cinese.

ArcelorMittal, i numeri degli investimenti - Risale a un anno fa l'accordo siglato tra il governo e il gruppo franco-indiano di ArcelorMittal: 2,4 miliardi di investimenti, 1,15 dei quali per il risanamento ambientale su un bacino industriale fortemente compromesso da produzioni inquinanti nell'era Riva. Con un'azienda che, parola dell'allora amministratore delegato Matthieu Jehl, ora sostituito da Lucia Morselli, intende coniugare lavoro, sicurezza e salute. Parecchi passi sono stati fatti negli ultimi mesi: coperti i parchi minerari, inaugurato il centro ricerca e sviluppo, innestati negli impianti i nuovi filtri anti-inquinamento. 

Il piano industriale e l'obiettivo: 6 milioni di tonnellate l'anno - Il piano era quello di affiancare, da qui al 2023, la bonifica ambientale con la produzione da 6 milioni di tonnellate l'anno, in vista di un completo rilancio dell'impianto dopo gli scandali e le inchieste giudiziarie. L'evoluzione negativa del mercato però ha fortemente ridimensionato le stime: poche settimane fa ArcelorMittal ha rivisto le previsioni di produzione d'acciaio, 4.7 tonnellate entro fine 2019.. Eppure il polo siderurgico di Taranto rimane il primo in Europa, quello migliore per qualità e affidabilità. E soprattutto il motore principale per lo sviluppo dell'industria metalmeccanica, il settore che traina la nostra esportazione e un pilastro della nostra manifattura. Insomma, un punto di forza e di ricchezza al quale il sistema Italia non può rinunciare.

I numeri di ArcelorMittal - Anche ArcelorMittal, l'azienda che si è presa carico della bonifica e del rilancio dell'ex Ilva (fino a pochi giorni fa) è un vero e proprio colosso nel suo settore. Nel mondo produce 92,5 milioni di tonnellate di acciari per un fatturato che nel 2018 è arrivato a 76 miliardi di dollari: Presente in 60 Paesi, conta in tutto il mondo 208mila dipendenti. 

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