Arriva alla commissione Bilancio del Senato il nuovo emendamento del governo alla manovra con le misure per le imprese che avrebbero dovuto confluire in un decreto a parte. Nel provvedimento ci sono le risorse per i crediti d'imposta Transizione 5.0 e Zes, le misure sul Tfr, tra cui l'adesione automatica alla previdenza complementare per i neo assunti, il contributo da 1,3 miliardi a carico delle assicurazioni, le risorse per il Piano casa e il rifinanziamento degli stanziamenti relativi al Ponte sullo Stretto di Messina, dopo le ultime decisioni della Corte dei Conti.
Rispunta l'emendamento sul condono, opposizione all'attacco e lavori sospesi -
Ha creato invece caos e lavori a singhiozzo in commissione Bilancio del Senato l'emendamento sulla riapertura dei termini del condono 2003 riproposto dalla maggioranza. Dopo la nuova formulazione le opposizioni sono andate all'attacco chiedendone il ritiro e annunciando di essere pronte all'ostruzionismo. La situazione si è sbloccata quando è stato deciso di trasformare la proposta di modifica in un ordine del giorno. "E' una nostra vittoria, è stato di fatto ritirato: un odg non si nega a nessuno ma come si sa non ha valore vincolante", sottolineano i capigruppo delle opposizioni.
Versamenti del Tfr al Fondo Insp -
Torna nel nuovo emendamento del governo alla manovra la misura per l'ampliamento dei soggetti tenuti al versamento del Tfr al Fondo Inps per l'erogazione del contributo. Si prevede, infatti, secondo quanto si legge anche nella relazione tecnica, che dal primo gennaio 2026 vi rientrino "anche i datori di lavoro che, negli anni successivi a quello di avvio dell'attività, hanno raggiunto o raggiungano la soglia dimensionale dei 50 dipendenti". In via transitoria è, però, previsto per il biennio 2026-2027 che tale inclusione sia limitata ai datori di lavoro con un numero di dipendenti non inferiore a 60. Dal 2032 è invece prevista l'estensione dell'obbligo del versamento per le aziende con un numero di dipendenti non inferiore a 40.
Pensione di vecchiaia e previdenza complementare -
Salta la possibilità di andare in pensione di vecchiaia anticipatamente cumulando gli importi di forme pensionistiche di previdenza complementare. Lo prevede il nuovo emendamento del governo alla manovra che sopprime una norma introdotta dalla legge di bilancio dello scorso anno, ottenendo così risparmi annuali fino a 130,8 milioni nel 2035 sulla spesa pensionistica nei prossimi anni. L'emendamento cancella la possibilità, in vigore dal 2025, di computare, su richiesta, anche il valore di una o più rendite di forme pensionistiche di previdenza complementare ai soli fini del raggiungimento degli importi mensili richiesti per accedere alla pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi e se si è pienamente nel regime contributivo.
Dal 2033 40 milioni in meno per pensioni anticipate usuranti -
Secondo un emendamento del governo alla manovra, dal 2033 è previsto un taglio di 40 milioni annui al Fondo per il pensionamento anticipato dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti. La dotazione del fondo passerà quindi da 233 a 194 milioni annui.
Cosa prevede la manovra per i neoassunti? -
La norma prevede anche che a partire da luglio sia previsto un meccanismo di adesione automatico alla previdenza complementare per tutti i neoassunti che avranno comunque la facoltà di rinunciare entro 60 giorni oppure, entro lo stesso termine, di scegliere un fondo complementare diverso. La relazione tecnica che accompagna l'emendamento indica l'impatto e la possibile adesione alla previdenza complementare.
Per quanto riguarda il primo aspetto, quello relativo alle imprese con 50 dipendenti, si stima una platea di potenziali interessati pari a 2,5 milioni di lavoratori. Il monte retributivo dei potenziali aderenti è pari a circa 64 miliardi di euro che nel 2032 salirà ancora di 10,5 miliardi quando l'obbligo scatta per le imprese tra i 40 e i 49 dipendenti. Per l'adesione automatica dei nuovi assunti, invece, si ipotizzano circa 100mila lavoratori l'anno, con un profilo parzialmente crescente di circa 25mila dipendenti l'anno.
La Manovra cosa prevede sullo Stretto di Messina? -
Sono rifinanziati, con complessivi 780 milioni nel 2032 e 2033, gli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina. Lo prevede l'emendamento del governo alla manovra, che sposta 320 milioni nel 2032 e 460 milioni nel 2033. Il rifinanziamento, si legge nella Relazione tecnica, viene fatto "alla luce dell'aggiornamento dell'iter amministrativo e del non perfezionamento degli impegni relativi alle somme iscritte in bilancio nell'anno 2025 in conto residui rinvenienti dall'anno 2024". L'incremento delle risorse nel 2032 e 2033 lascia "inalterato il valore complessivo delle somme autorizzate" si precisa. Nell'emendamento del governo poi ritirato i 780 milioni erano spostati tutti al 2033.
Che risorse prevede la Manovra per i crediti d'imposta Transizione 5.0 e Zes? -
L'emendamento conferma lo stanziamento di 1,3 miliardi per incrementare le risorse destinate al credito d'imposta Transizione 4.0, i cui fondi sono andati esauriti. Confermate anche le risorse aggiuntive, fino a 532,64 milioni di euro, per le aziende che hanno fatto domanda per il credito d'imposta per la Zes unica. Vengono inoltre incrementate le aliquote relative alla Zes unica per l'agricoltura, la pesca e l'acquacoltura. Per quanto riguarda il contributo a carico delle assicurazioni, si stabilisce che entri il 16 novembre di ogni anno, gli assicuratori versino a titolo di acconto una somma pari all'85% del contributo dovuto per l'anno precedente.
L'emendamento incrementa inoltre dal 2026 di un ulteriore 0,1% annuo, il tetto per la spesa farmaceutica per acquisti diretti. Alla copertura, pari a 140 milioni di euro annui - si legge nella relazione tecnica - si provvede attraverso la riduzione del Fondo per i farmaci innovativi che pertanto dal 2026, "è rideterminato da 1.300 milioni di euro annui a 1.160 milioni di euro annui".
Si sblocca stallo su editoria: 60 milioni nel 2026, niente stretta su tv locali -
Uno degli ultimi nodi alla Manovra, i fondi per l'editoria, sembra essere vicino a sciogliersi. È arrivata, secondo quanto si apprende, l'ultima riformulazione di un emendamento: contiene il ritorno dei fondi per 60 milioni nel 2026 e lo stop alla stretta sulle tv locali.
Giorgetti: "Dimissioni? Ciò che conta è il risultato finale, lavoriamo per il Paese" -
"È la ventinovesima legge di bilancio che faccio e so perfettamente come funziona, c'è un Parlamento, una commissione e le proposte del governo. A me interessa il prodotto finale: crediamo di aver fatto delle cose giuste, di lavorare bene nell'interesse degli italiani". Così il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha replicato a margine dei lavori sulla Manovra a chi gli ha chiesto se abbia pensato alle dimissioni in questo periodo di tensioni.
Pd: "In Manovra restano i tagli alle metro di Roma, Milano e Napoli" -
"A oggi, dopo due mesi di trattative in cui ci avevano garantito che la situazione della metro era ok, non è ok neanche per niente, perché la tabella non ha un +50: la matematica non è un'opinione e se c'è scritto -50, vuol dire che hai tolto 50 milioni da quella voce e li hai messi a finanziare un'altra opera". Così la senatrice del Pd Beatrice Lorenzin ha denunciato il fatto che in Manovra resta il taglio per le metropolitana di Roma (la metro C), ma anche per Milano (M4) e Napoli (Napoli-Afragola). La commissione, spiega Lorenzin, ha bocciato un emendamento proposto dal Pd e inserito tra i temi comuni della maggioranza e dell'opposizione: "la soluzione non c'è, una cosa per noi grave che deve essere risolta dal governo".