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Riuscito trapianto di retine fetali

Nuova cura per la retinite pigmentosa

La retina danneggiata da una malattia ereditaria, la retinite pigmentosa, può riprendere le sue funzioni grazie al trapianto di frammenti di retina provenienti da feti, e potrebbe risolversi, con questo tipo di trapianto, anche il problema di chi è affetto da degenerazione maculare.

Quest'ultima è una malattia che si sta diffondendo sempre di più, anche in persone ancora giovani.
Il trapianto è stato fatto con successo su due pazienti che avevano la retina danneggiata dalla retinite pigmentosa, fino alla cecità quasi completa. I ricercatori che hanno battuto questa nuova via sono Robert Aramant e Magdalene Seiler, del Doheny Eye Institute di Los Angeles. Essi hanno trapiantato frammenti di retina di feti abortiti, anziché usare, come le altre volte, cellule retinali isolate che nei precedenti studi avevano mostrato difficoltà di attecchimento. Dagli occhi dei feti sono stati prelevati piccoli quadratini di tessuto della dimensione di 2 mm.quadri, che comprendevano lo strato epiteliale di sostegno e quello superiore di cellule fotosensibili (coni e bastoncelli).

I risultati sono stati molto buoni anche perché, spiegano i ricercatori statunitensi, la nuova tecnica facilita l'inserimento, la sopravvivenza e il mantenimento della funzionalità del tessuto fetale. Gli studiosi però, sulla rivista New Scientist, precisano che sono necessari altri dati per essere del tutto sicuri dell'efficacia del metodo. I primi esperimenti effettuati nei ratti hanno indicato che la tecnica funzionava e che i frammenti trapiantati sopravvivevano e si integravano perfettamente con le altre cellule.
Dopo aver constatato il felice risultato delle operazioni sui topi, il primo trapianto sull'uomo è appunto quello che è stato fatto nei due pazienti, utilizzando i quadratini di cellule retinali prelevate da feti umani (provenienti da interruzioni di gravidanza volontarie).

Si tratta di un tipo di cellule che non stimola fenomeni di rigetto e non richiede terapie immunosoppressive.
I risultati hanno mostrato che i pazienti, seppure parzialmente, hanno recuperato la vista, e ora essi verranno seguiti per vedere se il miglioramento delle condizioni visive continua. Il timore è che si possa trattare di un effetto temporaneo, dovuto alla liberazione di fattori di crescita, stimolato dal trapianto.
I ricercatori invitano quindi alla cautela, fino a che non si conoscerà ciò che accade a lungo termine, e fino a quando non saranno disponibili anche i risultati dei prossimi trapianti, che verranno effettuati su altri pazienti affetti da retinite pigmentosa.