EMENDAMENTO DEL GOVERNO

Manovra, doppia stretta sulle pensioni dal 2032: per le "finestre mobili" e riscatto della laurea

Chi andrà in pensione nei prossimi anni dovrà attendere fino a sei mesi per l'assegno e potrebbe vedere decurtati fino a 30 mesi dal riscatto laurea. Novità in arrivo pure su Tfr e previdenza integrativa

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Arriva una nuova doppia stretta sulle pensioni anticipate, quelle cioè che consentono di andare in pensione al momento con 42 anni e 10 mesi di contributi. Con l'emendamento presentato dal governo, a partire dal 2032 aumenterà la "finestra mobile" che è necessario attendere prima di ricevere la pensione, che sale dai tre mesi attuali a quattro mesi nel 2032. Poi progressivamente a cinque mesi nell'anno successivo e a sei mesi dal 2034.

Una seconda norma, invece, restringe gli effetti per coloro che hanno riscattato la laurea triennale. Di fatto i mesi riscattati varranno meno: un taglio di sei mesi il primo anno e poi, 12 mesi nel 2032, 18 mesi nel 2033, 24 mesi per chi matura i requisiti nel 2034 e 30 mesi per chi li matura nel 2035. Ma vediamo nel dettaglio in cosa consistono le novità in discussione in questi giorni.
 

La "finestra mobile" -

 Dal 2032 i lavoratori che raggiungeranno i requisiti per la pensione anticipata dovranno attendere un periodo più lungo prima di ricevere effettivamente l'assegno pensionistico. L'attuale intervallo di tre mesi verrà esteso gradualmente: chi maturerà i requisiti entro la fine del 2033 dovrà aspettare quattro mesi, mentre per chi li raggiungerà nel 2034 l'attesa salirà a cinque mesi. A regime, dal primo gennaio 2035, questo periodo di transizione toccherà i sei mesi.

In pratica, chi avrà completato i 42 anni e 10 mesi di contributi necessari per la pensione anticipata dovrà sostenere le proprie spese per mezzo anno dopo aver lasciato il posto di lavoro, prima di percepire il primo assegno. Secondo la Cgil, questa misura combinata con gli adeguamenti legati all'aspettativa di vita porterà il requisito contributivo effettivo a 43 anni e 9 mesi entro un decennio.

Le penalizzazioni per chi riscatta la triennale -

 Una seconda modifica penalizzerebbe chi ha utilizzato lo strumento del riscatto della laurea triennale, riducendone significativamente il valore ai fini pensionistici senza però diminuire i costi sostenuti per ottenerlo. A partire dal 2031, gli anni di studio riscattati conteranno meno nel calcolo dei contributi: chi raggiungerà i requisiti pensionistici in quell'anno vedrà decurtati sei mesi, mentre nel 2032 la riduzione sarà di un anno intero.

Il taglio progressivo arriverà a 18 mesi nel 2033, due anni nel 2034 e due anni e mezzo per chi maturerà i requisiti dal 2035 in poi. La confederazione sindacale Cgil solleva questioni di legittimità costituzionale su questa norma e calcola che alcuni lavoratori che hanno riscattato periodi di studio potrebbero dover accumulare fino a 46 anni e 3 mesi di contribuzione complessiva prima di accedere alla pensione.

Il silenzio-assenso sul Tfr -

  La manovra potrebbe introdurre anche un meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare per i nuovi assunti del settore privato. A partire dal primo luglio 2026, chi entrerà nel mondo del lavoro vedrà una quota del proprio trattamento di fine rapporto destinata automaticamente ai fondi pensione, a meno di una esplicita rinuncia. Si tratta del ritorno del sistema del silenzio-assenso, che presuppone l'accordo del lavoratore in assenza di una sua manifestazione contraria. Parallelamente, il provvedimento estende l'obbligo per le aziende di versare il Tfr direttamente all'Inps, ampliando la platea di imprese coinvolte in questa disposizione. L'obiettivo dichiarato è rafforzare il sistema previdenziale integrativo, considerato sempre più necessario a fronte della progressiva riduzione degli assegni pubblici garantiti dal primo pilastro.