mancano le prove

Strage S. Anna, niente processo per otto SS

Il massacro compiuto nel 1944 a Sant'Anna di Stazzema, dove i nazisti uccisero 560 persone. Per i giudici tedeschi non esistono ormai più prove per dimostrare la responsabilità dei militari

©  Afp | Il monumento alle vittime della strage di Sant'anna di Stazzema

© Afp| Il monumento alle vittime della strage di Sant'anna di Stazzema

Niente processo per otto SS sospettati di aver preso parte al massacro di Sant'Anna di Stazzema, la località toscana dove nel 1944 vennero uccise 560 persone. Lo ha stabilito la magistratura tedesca. La decisione è stata motivata con l'assenza di prove sulla responsabilità individuale dei 17 accusati ancora in vita, tra cui il 91enne Gerhard Sommer, condannato nel 2005 all'ergastolo da un tribunale italiano.

I soldati tedeschi responsabili della strage appartenevano alla 16esima divisione corazzata "Reichsfuehrer SS".

Nel decidere l'archiviazione la Procura di Stoccarda ha sottolineato che oggi non è più possibile stabilire il numero esatto delle vittime, poiché nella regione si trovavano anche numerosi rifugiati di guerra provenienti da altre zone.

Secondo i giudici italiani, invece, il numero esatto delle vittime è stato di 560, tra cui 100 bambini. Anche dopo la sentenza di La Spezia, che ha condannato all'ergastolo Gerhard Sommer, la Germania aveva rifiutato l'estradizione, come fa di norma con qualunque cittadino in possesso del passaporto tedesco. Sommer vive attualmente in una casa di riposo ad Amburgo.

Anche se per l'eccidio di Sant'Anna di Stazzema i reati di omicidio e concorso in omicidio non sono prescritti, per la Procura tedesca era necessario per l'emissione di un atto di accusa che venisse comprovata per ogni singolo imputato la sua partecipazione alla strage.

Per gli inquirenti tedeschi durante l'inchiesta non è stato possibile accertare con sicurezza che la strage sia stata un atto programmato ed un'azione di rappresaglia nei confronti della popolazione civile. Secondo la Procura è anche possibile che l'obiettivo perseguito dalle truppe tedesche fosse la lotta ai partigiani presenti nella zona e la cattura di uomini da deportare in Germania per compiere lavori forzati.

La fucilazione dei civili avrebbe potuto essere stata decisa solo dopo la constatazione che gli obiettivi originari dell'azione militare tedesca non erano stati raggiunti.

La Procura sottolinea nella sentenza il fatto che la mera appartenenza di un militare alle unità delle Waffen-SS non basta da sola a dimostrare l'effettiva colpa individuale nell'esecuzione della strage.