La Borsa di Milano peggiora sul finire della seduta, sulla scia di Wall Street, dove gli indici sono tutti in decisa flessione. Il Mib30 perde l'1,56%, il Mibtel l'1,33%, il Numtel l'1,17%. Dopo una mattinata incerta e il passaggio dei listini in negativo a metà seduta, Piazza Affari si appesantisce con la diffusione dei dati macroeconomici americani.
Fiat cede l'1,75%. Deboli anche le banche creditrici con San Paolo Imi in ribasso del 2,60%, Capitalia del 2,25%, Unicredit dell'1,04%. Contiene le perdite Intesa (meno 0,19%). Scivola in ribasso anche Mediobanca (meno 0,24%) che si era mossa finora in controtendenza.
Azzera i guadagni Enel (meno 0,08%) mentre Eni amplia il calo all'1,78%. Si appesantiscono anche i telefonici con Olivetti in ribasso dello 0,74%, Telecom dell'1,23% e Tim del 2,13%.
Con Piazza Affari, vanno giù anche le altre Borse europee, in uno scenario geo-politico che rimane più che mai incerto all'indomani della presentazione al Consiglio di Sicurezza dell'Onu delle prove contro Baghdad da parte del segretario di Stato Usa Colin Powell.
Tra le blue chip del Vecchio Continente, particolarmente deboli le tedesche DaimlerChrysler (meno 2,5%) e Siemens (meno 3,1%), dopo il dato sugli ordini all'industria tedesca a dicembre, in frenata del 4,1% rispetto a novembre, risultato peggiore alle attese del mercato. Non è giunto alcun sostegno al mercato neppure dalla Commissione europea, che ha confermato le attese di una crescita del éil di Eurolandia nel primo trimestre 2003 in un range compreso tra meno 0,1% e più 0,3%. E il mercato non ha reagito in maniera particolare alla decisione della Banca Centrale Europea di lasciare i tassi invariati.
La City londinese, invece, ha tratto solo per qualche istante un sostegno positivo dalla decisione della Banca d'Inghilterra di tagliare il tasso di riferimento del Paese dello 0,25% portandolo al 3,75%: la mossa ha colto di sorpresa il mercato, che più che prendere la rincorsa sull'alleggerimento della pressione monetaria è rimasto cauto cogliendo in questa mossa un timore della Boe sulla crescita economica.
Sulla tedesca Siemens, in particolare, pesano i timori che la società non raggiunga gli obiettivi di utili annunciati, dopo che in un'intervista un consigliere della società si è espresso in tal senso. Tra i tecnologici, segna un tonfo del 15% Assa Abloy, dopo l'annuncio che l'amministratore delegato della società si è dimesso per assumere la guida di Ericsson. La compagnia di telefonini svedese registra invece un balzo del 13%. Il colosso delle utility europee E.On cede il 3,1% dopo la riduzione dei giudizi sul titolo da parte degli analisti di Jp Morgan (che hanno tagliato le azioni da "overweight" a "neutral"). Nell'energia, arretra del 3,8% Shell Transport, dopo risultati deludenti. Il partner Royal Dutch cede il 2,7%. Sul listino madrileno, infine, pesa in particolare la nuova frenata del real brasiliano che induce cali del 2,3% per l'ex monopolista Telefonica.
E intanto l'euro torna a recuperare terreno e viene quotato 1,0813 dollari Usa.