Ne ha fatta di strada Rosalba Forciniti, la ‘cattiva ragazza’ di 26 anni nata a Longobucco (Cosenza) nel cuore della Sila. Dalla Calabria a Londra con furore, la bionda judoka ha conquistato un bronzo olimpico incantando l’Italia e il mondo intero. Dietro questo successo ci sono tanti segreti, come il sostegno di “papi” Domenico al quale ha dedicato il risultato e il lavoro dei maestri Luigi Guido e Sandro Rosati. Ma c’è di più: la voglia di riscatto di chi viene da una terra bellissima ma difficile, storicamente affossata dalla mala politica e dalla criminalità organizzata.
Alle origini del trionfo. I ricordi del maestro Mangiarano
“L’avventura di Rosalba iniziò per caso- rivela a Tgcom24 il primo maestro Mario Mangiarano. Seguì le orme della sorella Maria Caterina, che aveva qualche chilo in più del dovuto e aveva bisogno di andare in palestra. Rosalba aveva soltanto 7 anni, era minuta e sottopeso, e la mamma Dina era inizialmente contraria alla sua iscrizione. ‘Maestro, così la fa scomparire’, sosteneva temendo che la bambina dimagrisse troppo”.
Mangiarano, che ha fondato la Kodokan Cosenza, insieme ai figli istruttori Sandro e Marco, ha seguito la Forciniti dal 1993 al 2005. E racconta alcuni aneddoti: “Rosalba combattè per la prima volta a 8 anni all’isola di Lipari ed ebbe la meglio sui maschietti, infliggendo loro 4 Ippon in 4 incontri. Il primo premio fu una medaglia in vetro, che lei ruppe mentre la stava mostrando alle amiche del paese”.
Nessun dramma, ne arrivarono tante altre. Come nel 1999 a Udine dove conquistò la prima medaglia italiana nella categoria Esordienti e nel 2003 a Sarajevo dove vinse l’oro agli Europei juniores. Nello stesso anno a Lione in Francia la Forciniti fu insignita atleta dell’anno, la più giovane nella storia del Judo Italiano. Il risultato di Londra è figlio di intensi allenamenti, fra ostacoli strutturali e chilometri macinati: “Rosalba-continua Mangiarano- era l’allieva migliore e grazie alla famiglia riuscì spesso a viaggiare verso il capoluogo, dove c’è la nostra sede principale. La Kodokan, nella sede distaccata di Longobucco, fu costretta ad allenare i tanti talenti al primo piano di un piccolo appartamento di circa quaranta metri quadrati in cucina sgombra da mobili scaldata a legna perché il Comune aveva negato l’utilizzo della palestra della scuola. Ad esempio una talentuosa compagna di Rosalba, Margherita, orfana di padre, rinunciò a coltivare i suoi sogni in quanto sia la Kodokan che la famiglia non furono in condizione di poterla sostenere”.
A tal proposito il maestro lancia un appello: “Spero che la storia meravigliosa di Rosalba, oltre ai dovuti e sentiti festeggiamenti, possa costituire l’occasione giusta per svegliare certe coscienze politiche locali purtroppo ancora oggi tutt’altro che sensibili ai valori ed all’importanza della pratica dello sport amatoriale”.