Marco Nones è un artista nella natura e per la natura. Esprime il suo io attraverso la Land Art, prediligendo l'uso del cirmolo - il pino cembro - molto diffuso nelle Dolomiti, dove lavora. Se gli chiedi se sia un artista a chilometro zero, sorride dicendo: "Non ci avevo mai pensato ma in effetti è così". Sua e di Beatrice Calamari, l'idea di "RespirArt Pampeago". Si tratta di un percorso artistico a duemila metri di quota che ospiterà le opere di Nones e degli artisti Mauro Lampo Olivotto, Thorsten Schütt e Alessandro Gilmozzi.
Lì, a Pampeago, nel cuore del Trentino, immersi nella natura della Val di Fiemme, sarà possibile dal 30 luglio assistere alla realizzazione delle opere artistiche. Mentre, il cinque agosto ci sarà l'inaugurazione della galleria d'arte all'aperto con l'iniziativa "Un bosco da degustare": Alessandro Gilmozzi chef stellato Michelin di Cavalese, in provincia di Trento, raccoglierà licheni, resina di larice, gemme e bacche per creare il dessert "Borderline" che sarà offerto ai presenti. La partecipazione è libera e gratuita ma è gradita la prenotazione al numero telefonico 335 1001938.
Marco Nones ha parlato con Tgcom24 della sua iniziativa e dei suoi percorsi artistici.
Che opera realizzerà per RespirArt?
"Creerò 'Il teatro Latemar', il gruppo dolomitico è stato dichiarato Patrimonio naturale dell'umanità dall'Unesco. Il mio teatro si rifà alle guglie che costituiscono il profilo di questi monti, lasciandoli intravedere. Sarà un'installazione con legni di larice verticali, con sedute molto semplici: cubi di legno appoggiati sul terreno. Le persone potranno sedersi tra larici e rododendri per ascoltare musica e assistere agli spettacoli".
Si definirebbe un artista ecologico?
"Forse sì ma sono soprattutto un grande amante della natura".
Come mai ha deciso di dedicarsi a questa forma espressiva?
"Prima ero uno scultore, passione ereditata dal nonno. Lui era un contadino ma amava intagliare il legno e mi ha coinvolto. Poi ho frequentato l'Istituto d'arte e ho affinato la tecnica. In seguito, però, la scultura non mi è più bastata, avevo bisogno di accostarmi a qualcosa di veramente nuovo e ho scelto la Land Art. Mi piace il carattere effimero delle mie creazioni: la Natura continua la mia opera e poi la cancella. Non rimane il manufatto artistico ma l'emozione che ne deriva".
Quanto ha influito, nella sua scelta artistica, trascorrere l'infanzia in Val di Fiemme, fra le Dolomiti del Trentino?
"Da un'altra parte avrei sperimentato altre cose. Mi sposto e cerco di adattare la mia espressione artistica al luogo in cui mi trovo. Sono stato da poco in Calabria dove ho realizzato una performance portando dei blocchi ovali di ghiaccio sulla spiaggia e lasciandoli sciogliere al sole. Ho chiamato quest'esperienza 'Uova d'acqua': voleva essere una riflessione sull'elemento naturale. La performance si è svolta sulla spiaggia, in un villaggio turistico, i bagnanti sono rimasti colpiti da questa forma effimera".
Ha detto di essere rimasto colpito dalla figura del Dalai Lama. L'ha incontrato nel 2001 a Rovereto, per consegnargli l’opera “La speranza del Tibet”, raffigurata con il volo di un falco. Cosa l'ha impressionata in quest'uomo?
"Sono alla ricerca dell'assoluta semplicità e lui sembra incarnarla. Inoltre, emana un'enorme dolcezza".
Un'altra sua creazione, "L'angelo in radice" è esposta dal 2004 in Vaticano, nel foyer di Sala Nervi. Qual è il suo rapporto con la spiritualità?
"L'ho ricercata dapprima nell'arte sacra, questo il caso dell'opera esposta in Vaticano. Ho scolpito soggetti religiosi su radici di cirmolo colorate con metodo antico utilizzando gesso di bologna, colla animale e pigmenti naturali come tempera all'uovo e oro zecchino.
In seguito ho compreso che non era questa la maniera per esprimere la mia spiritualità. Ho cercato il soggetto della natura e un'arte che si integri nel ciclo vitale e poi scompaia, come tutti gli esseri viventi, per riproporsi in seguito sotto forme diverse.
In linea con il mio modo di lasciare andare le cose, non trattenere nulla. Non fermarsi né alle cose né alle emozioni dure ma rinnovarsi".
Quando è maturata la sua svolta artistica?
"Il cambiamento è nato un paio d'anni fa con la proposta ad Arte Sella di un progetto di Land Art. Ho creato una grande spirale con legno di cirmolo che ho chiamato 'Dna sella'".
Nell'arte, quanto conta l'istinto e quanto la formazione?
"Credo che l'istinto abbia una grande importanza per un artista: il momento, l'idea, lo schizzo. Degli artisti che ammiro mi piace guardare più gli schizzi che le creazioni compiute, rappresentano l'istante in cui il pensiero viene tramutato in un'opera d'arte".
A quale artista si ispira?
"Mi piace Andy Goldsworthy per la sua ricerca dei cromatismi delle foglie e il carattere passeggero della sua arte".