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Altafini:"Per l'Italia persi tutto"

L'ex oriundo avvisa Camoranesi

Josè Altafini, uno degli ultimi oriundi dell'Italia, avvisa Mauro Camoranesi, l'argentino prossimo alla convocazione nella nazionale di Giovanni Trapattoni. "Le nostre sono situazioni diverse - ha raccontato il brasiliano a Tgcom - però è meglio che sappia che si tratta di una scelta molto difficile: io per l'Italia persi tutto, compresi due titoli mondiali, e la mia carriera internazionale finì a 24 anni. Fu l'errore più grosso della mia vita".

Josè Altafini è in Italia dal 1958. Qui ha giocato (Milan, Napoli e Juventus) e qui è diventato uomo. Arrivò che era appena un ragazzino, reduce dal Mondiale di Svezia vinto dal suo Brasile. In Scandinavia partì addirittura titolare; poi Feola, ct della nazionale verdeoro, gli preferì Vavà. In agosto, dopo il trionfo, lo prese il Milan e la sua prima stagione italiana coincise con lo scudetto. "Arrivai giovanissimo, dopo un grande campionato del mondo" ha raccontato Altafini a Tgcom. "Il Milan aveva tutto l'interesse ad avermi col passaporto italiano e io non ebbi nulla da obiettare. Poi scelsi la nazionale italiana e allora tutta la mia carriera internazionale mutò di colpo, ovviamente in peggio. Persi tutto, fu la scelta peggiore della mia vita".

Con la Seleçao, l'ex rossonero aveva disputato dodici partite segnando dieci gol. Poi venne la maglia azzurra: due match con l'Under e tre reti, sei presenze e cinque marcature con la nazionale maggiore. Pochi meglio di lui possono oggi intervenire in merito alla questione Camoranesi. L'argentino è ormai prossimo alla convocazione da parte del ct Trapattoni e l'Italia si divide circa la bontà o meno di questa scelta. Se l'ala destra bianconera dovesse scendere in campo contro il Portogallo il prossimo 12 febbraio, si riaprirebbe il capitolo oriundi di cui proprio Altafini fu uno degli ultimi protagonisti.
"Le nostre situazioni sono completamente diverse, per cui è difficile giudicare. Però io persi tutto, compresa la possibilità di vincere due titoli mondiali. Sì, perche dopo quello di Svezia avrei potuto giocare col Brasile anche in Cile e poi in Messico. E invece niente, mi beccai del mercenario, del vigliacco, fui preso di mira e subii un vero e proprio linciaggio e come ricompensa non ottenni un bel nulla. Anzi, persi tutto. Terminai in pratica la mia carriera internazionale a soli 24 anni".

Un quadro decisamente negativo che potrebbe allarmare non poco Camoranesi. "I tempi sono cambiati e poi lui non ha mai giocato con la nazionale argentina. Per cui non è detto che sia una scelta sbagliata: il desiderio di un giocatore è quello di arrivare a disputare un Mondiale e se lui non ha la possibilità di farlo con la rappresentativa del suo paese, tanto vale che opti per l'Italia". Eppure il punto è proprio questo: come può sentirsi un oriundo quando veste la maglia di un altro paese? Quali sono le motivazioni che lo portano in campo?. "Sportive, atletiche, professionali. Difficilmente sono di tipo affettivo: se guardo Italia-Brasile è logico che faccia il tifo per Ronaldo e compagni. E' il mio paese".

E se lo dice Altafini che in Italia ci vive da più di quaranta anni... "Ma la situazione ora è diversa e non è detto che questo valga anche per Camoranesi. Certo rischia molto, questo sì. Al primo errore potrebbero saltargli addosso tutti. Però il punto è anche un altro: l'Italia ha veramente bisogno di un giocatore come lo juventino? E' forte, ma non è un fuoriclasse. Capisco si trattasse di un Platini, un Maradona, uno Zico. Siamo sicuri che in Italia non ci siano giocatori alla sua altezza?"
Ma lei oggi vestirebbe la maglia azzurra? "No, assolutamente no".