"La capsula russa Soyuz è molto più affidabile dello Shuttle. Gli scienziati ucraini mi fanno sempre notare che loro hanno avuto solo 3 morti in 30 anni mentre gli americani hanno perso 14 vite umane in 15 anni". Il paragone è di Carlo Viberti, primo astronauta privato italiano che tra 18 mesi partirà per una missione sulla Stazione spaziale internazionale proprio con la Soyuz. "Questo incidente - dichiara a Tgcom - accelera i nostri progetti".
Viberti, ingegnere 40enne torinese, per un decennio all'Esa, come responsabile della tecnologia europea sulla stazione spaziale Mir, si sta addestrando in voli parabolici in assenza di gravità in vista del viaggio che lo condurrà per un consorzio russo finanziato da sponsor privati con il terzo taxi-flyer sulla Stazione spaziale internazionale. Questi voli avvengono ogni 6 mesi per consentire il ricambio del personale a bordo, il rifornimento di acqua e viveri e la sostituzione della navicella. Ma è molto probabile che dovrà attendere 21 mesi in quanto gli ultimi tre astronauti sono costretti a restare in orbita tre mesi supplementari. Viberti ha rilasciato questa intervista a Tgcom mentre si trovava in volo per una esercitazione.
Quali sentimenti le ispira la tragedia dello Shuttle?
"Penso che si stiano creando una serie di coincidenze storiche: due giorni prima del previsto rientro si commemorava l'altro incidente dello Shuttle del 1986, e per un destino quasi cinico la voce del capitano del Columbia si era sovrapposta a quella del comandante della navicella di allora. Poi, qui viaggiava il primo israeliano, anche se io sono stato il primo ad escludere la possibilità di un attentato terroristico. Perché non esiste un missile in grado di colpire un oggetto che viaggia a 20 mila chilometri all'ora, a 65 chilometri dal suolo".
Non pensa mai ai rischi che può correre nello spazio?
"La componente del rischio fa parte del mestiere. Bisogna imparare ad accettarla come accelerata conclusione del proprio ciclo biologico. Tuttavia c'è da dire che la percentuale di rischio non è molto superiore a quella di incidenti automobilistici non mortali. Con la Soyuz, per esempio, solamente un lancio su 100 non arriva in orbita, ma non porta alla morte del personale di bordo. Ma quando accade fa molto clamore".
Che idea si è fatto dell'incidente?
"Penso che i sette membri dell'equipaggio abbiano subito una morte istantanea per incenerimento. Che non si siano nemmeno accorti di quello che stava accadendo. Di fronte alle prime anomalie le loro voci erano calme. La perdita di pressione nel carrello sinistro, dovuta a un rientro della navicella non in assetto corretto, era un segnale della struttura di alluminio della fusoliera che stava fondendo. Ma non c'è stato quasi il tempo di appurare la variazione della temperatura, che la fusoliera si è spezzata. Le piastrelle di rivestimento staccatesi al momento del decollo sono una concausa o meglio un effetto di qualcosa che è andato storto. Sulla navicella ce ne sono 33mila ed è previsto che qualcuna si stacchi. I russi si vantano perché nei loro ultimi viaggi spaziali sono riusciti a perderne solamente 5 contro i 10 delle navicelle americane. Ma queste perdite non sono tali da compromettere l'assetto dell'ala".
E allora?
"Io penso invece a un errore nel software di guided navigation, che non è riuscito a tenere in assetto l'ala. Inoltre, quando il software non è in grado di effettuare la correzione, interviene la guida manuale a dare la giusta angolatura della navicella per il suo corretto ingresso nell'atmosfera. Può esserci stato anche un errore umano. Il pilota era al suo primo viaggio sullo Shuttle".
Lei crede che un giorno scopriremo che cosa è successo realmente?
"No, anche perché la Nasa terrà segreti alcuni dati. C'è il timore che la Cina, che sta diventando una potenza mondiale anche nei voli spaziali possa carpire alcune informazioni. Quanto al puzzle dei resti del Columbia, mi sembrano tutte idiozie che non porteranno a scoprire nulla. Penso che questo serva più che altro all'opinione pubblica americana, a far vedere che ci si sta muovendo con le indagini".
Ingegnere, lei ha creato l'associazione culturale Cosmo-Spaceland per ricerche scientifiche e turismo spaziale e tra non molto partirà in missione. Come influisce questo incidente sui suoi programmi spaziali?
"L'incidente dello Shuttle accelera i miei progetti. Perché l'industria spaziale Alenia e il centro di controllo Cosmo di Torino che lavoravano principalmente per la Nasa, per altri due anni non avranno più nulla da controllare e bisognerà provvedere a programmi alternativi per evitare pesanti ricadute occupazionali dell'incidente. Solo a Torino, per esempio, Alenia ha 1200 ignegneri specializzati in programmi spaziali".
Che tipo di esperimenti scientifici condurrà a bordo?
"Nella mia missione a bordo della Iss, ho in programma esperimenti di tipo medico sull'osteoporosi e sulla decalcificazione ossea delle donne, sulla nutrizione, e di tipo informatico sulla tecnologia portatile, che possono avere una ricaduta positiva sulla domotica, ovvero per migliorare la vita domestica di anziani e disabili. Purtroppo, nella stazione spaziale si fanno poche ricerche e si dedica la maggior parte delle risorse alla manutenzione. Nel mio viaggio che durerà 14 giorni potrò portare anche un altro italiano come riserva. Potrei scegliere qualcuno del programma di voli continentali in assenza di gravità su un Airbus Atlantico destinati a disabili e non addetti ai lavori, le cui selezioni partiranno il 14 febbraio dalla nostra associazione".