Le lauree dell’area medico sanitaria sono ad oggi tra le più scelte ed apprezzate da parte degli studenti, ogni anno infatti le domande di iscrizione sono enormemente superiori ai posti disponibili. Particolarmente in voga in questi ultimi anni è il corso di laurea in odontoiatria, professione che ormai si è inserita capillarmente nella nostra quotidianità, ma che proprio per questo starebbe cominciando ad accusare le problematiche della saturazione.
IN ITALIA UN DENTISTA OGNI 900 ABITANTI Quella dell’odontoiatra è una professione prestigiosa e redditizia, motivo per cui sono sempre in aumento i ragazzi che tendono a sceglierla. In Italia i corsi di laurea in Odontoiatria sono ad accesso programmato e si laureano circa 800 nuovi odontoiatri per ogni anno accademico. Ma al momento di fare i conti ci si accorge che le richieste di iscrizione all’Albo si moltiplicano e diventano ben 1500 l’anno. Magia? No, furbizia. In molti infatti scelgono di studiare all’estero, e magari dove il numero chiuso non c’è o è meno rigido di quello italiano. Inoltre, se da noi il corso di laurea dura 6 anni, all’estero ne dura in genere 5, quindi a parità di titolo si possono ottenere anche notevoli abbreviamenti dei tempi di formazione.
QUASI LA META’ DEGLI ODONTOIATRI SI LAUREA ALL’ESTERO Una delle mete più gettonate dagli aspiranti odontoiatri italiani è l’Università di Madrid, ma molto spesso le lauree provengono dall’est europeo, dove l’accesso al corso di laurea è notoriamente più semplice. Attualmente le lauree estere sono riconosciute in Italia e abilitanti direttamente all’iscrizione all’Albo, per cui non ci sono prove in grado di verificare la reale preparazione. Una pratica tanto diffusa quanto deleteria: in Italia ci sono attualmente oltre 59 mila dentisti, uno ogni 900 abitanti, in barba alle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ne consigliano almeno uno ogni 2000 abitanti. Abbondanza che in futuro potrebbe portare il Miur e il Ministero della Salute a dover riconsiderare al ribasso il numero programmato.
LA LAUREA IN ALBANIA E LE STRANE CONVENZIONI ITALO-SLAVE Ci sarebbero inoltre, secondo il Presidente della Commissione Albo Odontoiatri Giuseppe Renzo, delle convenzioni attive tra alcune università italiane e albanesi , dei protocolli studiati appositamente per i corsi di laurea in odontoiatria che accolgono anche cittadini italiani. Inoltre sembrerebbe confermata la presenza di scuole di specializzazione in materie odontoiatriche istituite ad hoc per i cittadini italiani che vivono a Tirana, il tutto in consorzio con alcuni atenei nostrani.
CRISI DEL SETTORE: SI RISCHIA LA DISOCCUPAZIONE A causa della crisi il settore ha perso oltre il 30% degli introiti rispetto agli anni passati. Una pesante inflazione in termini di offerta di lavoro rispetto alla reale richiesta, come quella che si sta verificando in questi anni, ha come unico effetto quello di produrre un non trascurabile tasso di disoccupazione. Per questo molti validi odontoiatri laureatisi in Italia si trovano costretti a dover ripiegare su figure assistenziali, come quelle dell’igienista dentale. Inoltre il regime concorrenziale tende ad abbassare i prezzi delle prestazione, costringendo al risparmio sulla qualità dei materiali e sulle pratiche di buon esercizio, tra cui la pulizia degli studi e la sterilizzazione degli attrezzi.
E INTANTO IN ITALIA C’E’ CARENZA DI MEDICI Situazione decisamente opposta è quella che si presenta nel campo dei medici, ovvero dei laureati in Medicina e Chirurgia. Decine di chilometri di fila, centinaia di migliaia di studenti e questionari riempiti: questi sono i test di ingresso a Medicina. Una piaga che da anni si ripercuote ciclicamente sulle future matricole. Una mannaia che si abbatte sugli aspiranti medici, vittime il più delle volte di una selezione drastica e non meritocratica. Eppure bisogno di medici ce n’è, e neanche poco. Infatti il numero di quelli che si laureano ogni anno non copre neanche per metà quello di coloro che lasciano la professione per andare in pensione. Tradotto in cifre, avremo circa 18.000 medici in meno dal 2012 al 2014, che diventeranno 22.000 tra il 2014 e il 2018. Giusto per dare una idea della portata del problema: in Piemonte ci sono 10 iscritti a Medicina ogni 100.000 abitanti. Nelle regioni in cui va meglio, come Toscana e Lazio si raggiungono punte di 17 iscritti ogni 100.000 abitanti. In ogni caso molto pochi.
TRA QUALCHE ANNO SI DOVRANNO IMPORTARE MEDICI In barba ai sogni, alla passione e all’ambizione di centinaia di migliaia di studenti, il concreto rischio è quello di fare la stessa fine della Gran Bretagna che, per colpa di una errata pianificazione, si trova tuttora in carenza di medici, paramedici e farmacisti ed è pertanto costretta ad importare questi professionisti dall’estero, Italia compresa. Intanto alcuni settori, già gravemente debilitati dai tagli ai finanziamenti, si trovano a dover fare i conti anche con l’impossibilità di reperire in organico professionisti competenti e preparati. Molte scuole di specializzazione lamentano la carenza di studenti, in particolare chirurgia, urologia, nefrologia e pediatria sono le più vessate. Larga vacanza di posti anche a geriatria, fenomeno non trascurabile considerando l’avanzato e progressivo invecchiamento della popolazione.