Con la compagna

Pirati, liberato Bruno Pellizzari rapito nel 2010"Sto bene ma sono stanco"

L'uomo venne rapito mentre si trovava con la propria compagna, di nazionalità sudafrica, a bordo dell' imbarcazione "Sy Choizil"

© Dal Web

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Bruno Pellizzari, l'italiano sequestrato il 26 ottobre 2010 da pirati somali, è libero. Lo comunica la Farnesina. L'uomo venne rapito al largo delle coste della Tanzania, mentre si trovava con la propria compagna, di nazionalità sudafricana, a bordo dell'imbarcazione "Sy Choizil".

Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha dato la notizia della liberazione ai familiari. "Desidero ringraziare tutte le Istituzioni che grazie al loro lavoro tenace hanno consentito di giungere al risultato di oggi - ha fatto sapere il titolare della Farnesina -, al quale hanno fornito un contributo determinante anche le autorità somale del Governo Federale Transitorio".

Atterrato a Ciampino, "Sto bene ma sono stanco"
Sono state "sto bene" ma "sono stanco" le prima parole di Bruno Pellizzari arrivato all'aeroporto di Ciampino con la compagna. Commosso, visibilmente dimagrito e un po' confuso ha sciolto la tensione in un lunghissimo abbraccio con la mamma, Francesca Ardovino, che è scoppiata in lacrime. In un italiano incerto frammisto a qualche parola di inglese, Pellizzari, con un nodo in gola, ha risposto alle domande "era duro, era duro". Mentre la fidanzata Deborah Calitz ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

Le fasi del sequestro durato quasi due anni
Oltre al passaporto italiano, Pellizzari ha anche quello sudafricano. Con la compagna, infatti, viveva e lavorava a Durban. Ex tecnico di ascensori, da anni però sognava di lasciare tutto per compiere un lungo viaggio in mare. Così la coppia decise di prendere a nolo lo yacht e partire per la grande avventura, mettendosi il passato alle spalle.

Al momento dell'arrembaggio da parte dei pirati, a bordo del loro yacht "Sy Choizil" vi era anche lo skipper britannico Peter Eldridge, che però riuscì a fuggire e fu poi recuperato da una nave francese. Della coppia, invece, non si ebbero più notizie finché, nell'ottobre scorso, i carcerieri concessero a Pellizzari di chiamare casa: una telefonata che ridestò le speranze dei familiari, che più volte avevano lanciato appelli ai pirati affinché il loro caro fosse liberato. Ma i predoni del mare pretendevano un riscatto di 10 milioni di dollari.