Fino al 2003, anno in cui è stata compilata l'ultima carta del pericolo sismico in Italia, la Pianura padana era considerata una zona relativamente tranquilla, a bassa sismicità. Non esistevano dati statistici che avvalorassero una diversa teoria. Poi qualcosa è cambiato. A seguito dei sismi del 1996, del 2000 e del 2008, quando l’Emilia, e in particolare il Reggiano e il Parmense, venne colpita da forti scosse di terremoto (che provocarono danni, ma non vittime), i sismologi hanno cominciato a studiare il territorio con attenzione.
In generale, gli intensi scuotimenti della terra che stanno coinvolgendo la Pianura padana da alcuni anni sono causati dallo scontro tra le placche della crosta terrestre, quella africana e quella europea. Più specificamente, le scosse che danneggiano l’Emilia sono causate dagli Appennini. Nascosta, sotto i sedimenti del Po, esiste, infatti, una parte della catena montuosa molto attiva, che in 500 anni, ha causato due terremoti violenti: il primo, quello del 1570, che, secondo le testimonianze storiche, raggiunse l’ottavo grado della scala Mercalli (5,5 della scala Richter), e il secondo, quello di domenica scorsa, di 5,9 gradi della scala Richter, che ha provocato sette morti, 4 mila sfollati e danni per milioni di euro.
“Non è raro che due terremoti di questa intensità avvengano a distanza di 500 anni”, spiega il sismologo Alessandro Amato. “A generarli è il movimento dell’Appennino, che migra verso Nord-est”, dice ancora Amato. “E’ come se spingendo il bordo di un tappeto, questo si sollevasse in piccole pieghe”.
Ma come mai a una scossa così violenta segue, poi, uno sciame così prolungato con terremoti di intensità notevole come sta avvenendo in queste ore? I sismologi spiegano che la compressione fra le due placche deve liberare l’energia accumulata. E ciò può avvenire in tre modi: nel giro di poche ore; nell’arco di qualche giorno o nel giro di un lasso di tempo molto più lungo. “Nelle prossime ore ci aspettiamo una riduzione dell’intensità, ma non si può escludere che possano avvenire altri terremoti importanti”, dice il sismologo Warner Marzocchi.
La speranza è che non si ripeta quanto avvenne nel 1570, quando la sequenza sismica durò addirittura quattro anni.