Ad Atene non c’è accordo tra i tre maggiori partiti politici per formare il nuovo governo così Syryza, Pasok e Nea Demokratia, probabilmente si scontreranno a giugno con nuove elezioni. La Commissione europea continua a fare il possibile affinché la Grecia resti nell’euro anche se il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, per la prima volta ha ammesso che effettivamente c’è la possibilità che la Grecia abbandoni l’euro.
Le reazioni – La situazione di caos del paese ellenico ha comunque scosso i mercati che considerano sempre più probabile un'uscita della Grecia dall’unione monetaria.
Una nota di JP Morgan commenta: "La possibilità di nuove elezioni aumenta il rischio che Syriza, che ha rafforzato la sua posizione negli ultimi sondaggi, guidi una coalizione che metta il Paese in rotta di collisione con il resto dell'unione monetaria". E sempre la “Balena londinese” ipotizza che le conseguenze potrebbero costare 400 miliardi di euro ai cittadini dell’Unione monetaria aggiungendo: "un'uscita della Grecia fornirebbe la prova tangibile che l'unione monetaria può sgretolarsi, intensificando notevolmente lo stress sui mercati". Per la Jp Morgan i politici dovrebbero rispondere prontamente con tre mosse: trovare risorse sufficienti a livello Ue per ricapitalizzare le banche, rinforzare i fondi dell’ESM e del FMI e ampliare i prestiti della Bce alle banche.
Negativa anche l’agenzia di trading Fitch sostiene che il ritorno alla dracma potrebbe danneggiare le imprese in tutta l’Europa. Un'eventuale uscita della Grecia da Eurolandia metterebbe in forte difficoltà le imprese greche che provocherebbero ostacolo alla crescita e ai flussi di capitale esteri. Questo rischierebbe di spingere molte aziende greche vicino al default.
Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, resta convinto che una possibile uscita dall'euro sia "più un'ipotesi di scuola che un'ipotesi reale mentre Jane Foley, forex strategist di Rabobank, ritiene che un default di Atene sia sempre più vicino: “"Se nel caso peggiore la Grecia interrompesse unilateralmente il rispetto del memorandum concordato con la troika si fermerebbero anche gli aiuti finanziari, Atene finirebbe in bancarotta al più tardi entro l'estate e il risultato sarebbe l'uscita dall'euro, con conseguenze devastanti".
Le conseguenze – Se la Grecia dovesse effettivamente tornare alla dracma cosa succederebbe? Le previsioni di seguiro sono puramente ipotetiche sulla base di una possibile svalutazione della moneta del 50%.
Il cambio - Dal punto di vista del cambio i mercati ipotizzano una svalutazione dal 40% al 70%. Nel 2001 il valore di cambio delle dracme in euro era di 340,75. Se si effettuerà il procedimento al contrario, l’idea più accreditata è che si riparta da cambio fissato nel 2001 che, però, all’apertura dei mercati andrebbe incontro a una svalutazione immediata e di dimensioni enormi. Per comprare un euro, quindi, ci vorrebbero 5-600 dracme. Un valore così debole della moneta rappresenterebbe uno svantaggio soprattutto per l’acquisto di petrolio e altre materie prime oltre che per le esportazioni.
I mutui – Sempre parlando di ipotesi, con la svalutazione del 50% della moneta una rata che oggi viene pagata da un cittadino greco con un terzo del suo stipendio, con la dracma arriverebbe a coprire anche la metà del salario mensile di un lavoratore. Una famiglia si troverà quindi a poter gestire solo l’altra metà del denaro per comprare i beni necessari per vivere che costeranno molto di più.
I creditori esteri – Chi possiede titoli di Stato della Grecia, con il ritorno alla dracma, si ritroverebbe con dei bond fortemente svalutati. È molto probabile che si verifichi uno scenario molto simile a quello seguito al default dell’Argentina. Ci saranno pochissime possibilità che i creditori possano riappropriarsi del denaro che avevano speso per l’acquisto dei Titoli.
I tassi – Con Titoli di Stato che nessuno sarebbe più disposto ad acquistare, un’inflazione e un costo del denaro potrebbero aumentare del 15-20% e il governo greco avrebbe grandi difficoltà a finanziarsi. L’unica via sarebbe quella del produrre moneta. Questo, però avrebbe ripercussioni anche sui rendimenti degli altri Paesi dell’euro. Il Bund potrebbe retrocedere ancora, mentre per il resto dell’Europa ci sarebbe un’impennata degli spread.
L’esposizione dei paesi europei sulla Grecia – Con il ritorno alla dracma per Atene sarebbe molto difficile riuscire a pagare i debiti che ha con gli altri stati europei. Tra settore pubblico, banche e privati non bancari, ecco i dati, presi dal Sole 24ore, di Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Spagna.
Francia: esposizione totale di 44.353 milioni di dollari di cui 6.502 nel settore pubblico, 223 nelle banche e 37.628 di privati non bancari.
Germania: esposizione totale di 13.355 milioni di dollari di cui 6.749 nel settore pubblico, 759 nelle banche, 5.847 di privati non bancari.
Regno Unito: esposizione totale di 10.537 milioni di dollari di cui 1.759 nel settore pubblico, 1.005 nelle banche, 7.7772 di privati non bancari.
Italia: esposizione totale di 2.186 milioni di dollari di cui 773 nel settore pubblico, 146 nelle banche e 1.266 di privati non bancari
Spagna: esposizione totale di 969 milioni di dollari di cui 302 nel settore pubblico, 39 nelle banche e 627 di privati non bancari.