"strategicamente necessaria"

Terrorismo, processo alle nuove Brigate rosse"Violenza inevitabile, viva la rivoluzione"

Cinque imputati alla sbarra: "Contro il potere prendiamo le armi". Tensione in aula

© Ansa

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"La violenza è inevitabile e strategicamente necessaria". Queste parole sono state pronunciate da uno dei tre imputati al processo d'appello-bis a Milano, a carico delle Nuove Brigate Rosse. Claudio Latino, prendendo la parola dalla gabbia dove è rinchiuso, ha detto: "Non amiamo la violenza, non abbiamo il gusto romantico della violenza, ma è inevitabile. Nessun gruppo di dominatori nella storia ha mai abbandonato pacificamente il potere".

Sono sette gli imputati detenuti nell'ambito del processo e tutti quanti devono restare in carcere, come hanno deciso i giudici della seconda corte d'assise d'appello di Milano. In aula erano presenti solo cinque degli imputati. I magistrati hanno infatti respinto le istanze di scarcerazione delle difese, le quali hanno invocato la decadenza dei termini di custodia cautelare perché, a loro dire, "la detenzione non ha più senso", dal momento che la Cassazione ha annullato nelle scorse settimane le condanne.

"Solo con le armi si sovvertono i poteri"
Uno tra gli imputati, Vincenzo Sisi, ha detto in aula, facendo dichiarazioni spontanee: "Solo con le armi si sovvertono i poteri. Parlo come operaio comunista che ha preso le armi". Sisi, presunto capo della cellula torinese, condannato a 13 anni e 5 mesi nell'appello poi annullato, ha inoltre revocato il mandato difensivo come gesto politico, dicendo: "Noi rinunciamo alla difesa".

Un altro degli imputati ha spiegato che il Partito Comunista Politico-Militare "si pone dentro questo processo solo con i documenti politici" e proprio uno di questi documenti è stato consegnato dagli imputati, attraverso i difensori, ai giudici.

Claudio Latino, invece, presunto leader della cellula milanese, dopo aver detto che la violenza è inevitabile, ha precisato che "l'unica via è quella rivoluzionaria".

"Viva la rivoluzione, questo è il momento buono"
Infine, è intervenuto anche Alfredo Davanzo che, a un cronista che gli chiedeva la sua opinione su quanto sta accadendo in questi giorni, riferendosi all'attentato contro Adinolfi, ha risposto: "Viva la rivoluzione, avanti la rivoluzione, questo è il momento buono".

Le parole dei presunti brigatisti sono state salutate con molti applausi da parte di amici, parenti e altri giovani presenti nella parte dell'aula destinata al pubblico. I giovani hanno esposto anche magliette con la scritta "solidarietà".

Tensione al processo, aula sgomberata
Dopo le dichiarazioni dei tre presunti brigatisti, ci sono stati momenti di tensione nella maxi-aula e i giudici a un certo punto sono stati costretti a richiedere l'intervento delle forze dell'ordine, che hanno fatto uscire giovani e parenti degli arrestati dallo spazio riservato al pubblico. L'aula è stata fatta sgomberare e un presidio di carabinieri è stato disposto davanti all'ingresso.