In un primo tempo era parso che fosse una rivendicazione dell'agguato al manager di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, gambizzato da ignoti due giorni fa. Ma in realtà, il messaggio firmato GAP comparso sul network indipendente Indymedia è solo un "attestato di solidarietà" con quanti hanno realizzato l'aggressione di Genova, come affermano gli esperti antiterrorismo dei carabinieri che indagano sulla vicenda.
Nel messaggio del gruppo GAP, dopo un'articolata invettiva contro l'esecutivo tecnico e contro la crisi economica e politica, è contenuto poi un riferimento diretto all'agguato di Genova. "Oggi 7 maggio 2012, un altro infame rappresentante del capitalismo è stato gambizzato a Genova! La violenza che un pugno di parassiti perpetua contro la classe operaia e le masse popolari inizia a riversarsi contro chi di questa violenza ne ha fatto la sua arma di difesa e di controrivoluzione preventiva. Ma ai padroni verrà tolto il monopolio della violenza che si trasformerà in giustizia proletaria ai fini della rivoluzione", si legge nel testo.
"Non piangiamo quindi gli sfruttatori e i loro servi, anzi, ci rallegriamo che lor signori non si sentano più così tanto protetti come in questi ultimi tempi! Lavoriamo per l’organizzazione di un partito rivoluzionario che sappia anche orientare all’autodifesa del proletariato!", conclude la nota.
Cancellieri: "Tre piste e vigilanza all'Ansaldo"
Sulla vicenda è intervenuto il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, che ha affrontato il caso alla Camera. "Al momento, vengono valutate tre piste - ha detto -: quella vetero-brigatista, quella anarco-insurrezionalista, quella commerciale". La Cancellieri ha anche annunciato che, dopo l'attentato, è stato disposto un servizio di vigilanza dinamica dedicata agli stabilimenti di Genova e alle abitazioni di alcune figure di spicco all'interno del Gruppo. Il ministro ha poi sottolineato che "misure di protezione più incisive sono state attivate nei confronti dell'ad di Ansaldo Energia e dello stesso ingegner Adionolfi".
Gli inquirenti e la "pista genovese"
Non è stata recapitata o rinvenuta alcuna rivendicazione dell'attentato subito dall'ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi lunedì a Genova, in via Montello nei pressi della sua casa, dove due uomini lo hanno pedinato e gli hanno sparato un colpo di pistola alla gamba destra. Lo confermano fonti investigative impegnate nelle indagini su quello che ormai per gli inquirenti sembra essere senza dubbio un gruppo eversivo organizzato. Dunque è chiara la direzione presa dai pm che si occupano del caso. I due attentatori non avrebbero agito da soli, ma con il supporto logistico di un gruppo di persone con le quali avrebbero collaborato.
Secondo quanto si apprende, una delle ipotesi investigative più accreditate muove verso la provincia di Genova, nella direzione del gruppo di nuove Br che fu stroncato l'11 giugno 2009 con l'arresto, proprio nell'entroterra del Levante genovese, degli esponenti della nuova eversione Gianfranco Zoja e Riccardo Massimo Porcile, condannati nel novembre 2011 dalla corte d'assise di Roma rispettivamente a 8 anni e 6 mesi e 7 anni e 6 mesi insieme a Bernardino Vincenzi, che ebbe 4 anni e 6 mesi.