E' un fiume in piena Valter Lavitola, il faccendiere in carcere a Napoli. Ai pm ha raccontato l'operazione libertà: durante il governo Prodi, che poteva contare su una maggioranza traballante, assieme al senatore poi defunto Romano Comincioli ha tentato di "comprare" senatori da portare nel Pdl. Fu così che Sergio De Gregorio ha lasciato l'Idv. Nello stesso interrogatorio Lavitola ha parlato anche del dossier su Fini creato per "ingraziarsi" Berlusconi.
Quello dell'operazione libertà è uno dei numerosi argomenti toccato nel corso dell'interrogatorio investigativo del 25 aprile scorso, durante il quale l'ex direttore dell'Avanti rispose per ore alle domande dei pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock.
La trascrizione dell'interrogatorio, circa 140 pagine, è stata depositata dai pm al Riesame, dove venerdì sarà esaminata l'istanza di scarcerazione presentata dall'avvocato del giornalista, Gaetano Balice. "Credo di avere avuto un ruolo importante in questa cosa - ha detto Lavitola - in primis perché il senatore Comincioli si convincesse lui che era possibile dimostrare che c'era una fascia di persone che non erano uomini di Prodi, che non erano uomini legati al centro sinistra e potessero passare al centro destra; primo, e secondo quella situazione d'instabilità dove alla Camera aveva vinto Berlusconi, al Senato aveva perso Berlusconi ma per venticinquemila voti e De Gregorio ne aveva presi trentamila...".
Un milione per comprare De Gregorio
Il giornalista, che dal 16 aprile scorso è detenuto nel carcere di Poggioreale, è entrato nel merito del passaggio dall'Idv al centrodestra del senatore Sergio De Gregorio (per il quale è stata avanzata una richiesta d'arresto al Senato). In cambio del passaggio, De Gregorio, secondo Lavitola, contrattò con Berlusconi l'incarico di presidente della commissione Difesa. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, inoltre, Berlusconi versò un milione di euro a De Gregorio.
Il dossier su Fini da dare a Berlusconi
Nell'interrogatorio, Valter Lavitola ha anche fatto riferimento al dossier sulla casa monegasca venduta da An al cognato di Gianfranco Fini; quel dossier, ha affermato l'ex direttore dell'Avanti, lo preparò non in cambio di denaro, ma "per mantenere un rapporto di carattere politico con il presidente Berlusconi", anche perché, a suo dire, Gianni Letta e Niccolò Ghedini lo mettevano in cattiva luce con il premier: "Io ho cercato di fare di tutto per mantenere con il presidente Berlusconi un rapporto di carattere politico... rispetto a questa cosa di Fini, come ho detto piu' volte l'obiettivo più che la ricompensa era quello di riuscire a ritagliarmi uno spazio politico all'interno del partito, io ho tentato col Parlamento, non ci sono riuscito, ho tentato con il governo, non ci sono riuscito, volevo tentare di andare ai partito e neanche ci sono riuscito, quella era la, diciamo così, la ricompensa di cui le parlavo".