La condanna per crimini di guerra di Charles Taylor, l’ex presidente liberiano, ha riproposto il dramma...
Mimmo Lombezzi, per Terre di Confine, ha realizzato un reportage sulla Sierra Leone. Ecco la sua testimonianza:
Nel villaggio di “Mattru on the rail” , una manciata di case rosse nel sud del Sierra Leone, le uniche figure intere sono quelle dei bambini e dei loro pupazzi. Gli adulti arrancano appoggiati a bastoni o stampelle oppure portano abiti di tela con una o due maniche cucite. “Mi catturarono nel 1996“ racconta con gli occhi persi nel vuoto Sallay Goba, che ha 50 anni, “mi tagliarono la mano destra e poi la sinistra". Mc Luhan scrive che il mezzo è l messaggio. In Sierra Leone tra il 1991 e il 2001, il mezzo era il macete e il messaggio era il potere della guerriglia sul territorio Tagliare le braccia “, mi spiegherà più tardi Hassan Kamara un ex-ribelle, “era un modo per mandare un segnale: ‘Siamo ovunque. Possiamo arrivare in qualsiasi momento!’”
La ferocia del Fronte Rivoluzionario Unito la milizia che ha devastato il Sierra Leone dal ’91 al 2001, è stata paragonata a quella di Pol Pot, ma la strategia del macete era un'operazione economica : tagliando le braccia di alcuni si riducevano in schiavitu quelle di tutti gli altri, costringendoli a lavorare sino allo sfinimento nelle miniere dei diamanti. Il traffico di diamanti, controllato da signori della guerra Liberiani come Charles Taylor , a tutto vantaggio di multinazionali come la De Beers, consentiva ai ribelli di comprare armi a volontà prolungando il conflitto Sedato l’incendio della guerra civile è iniziata la cosidetta “politica di riconciliazione nazionale”. Per domare i ribelli e convincerli a deporre le armi gli è stata donata una moto per ogni kalashnikov che avevano consegnato e oggi - in un paese in cui una bici è un lusso - li vedi sfrecciare – accanto alle loro vittime costrette ad arrancare su protesi e stampelle senza nessun aiuto.
Nel paese dei diamanti il 70% della popolazione vive ancora al di sotto della soglia di povertà, e l’aspettativa di vita non va oltre i 48 anni. Gli ospedali di Medici Senza Frontiere – in particolare il Gondama Referral Center di BO - che negli anni ‘90 affrontavano le ferite della guerra oggi combattono soprattutto l’emergenza sanitaria. I fondi raccolti in Italia da Mediafriends che hanno permesso a Msf di coprire i costi della struttura per un anno, hanno garantito – anche attraverso gli ambulatori locali – una rete di assitenza vitale alle fasce più deboli della popolazione.
Storie drammatiche che, mercoledi 9 maggio, a Milano, saranno rievocate nel corso di una iniziativa organizzata, a partire dalle 19.30, nel dehors del locale Frida Isola. 40 opere fotografiche di Ugo Panella, in mostra, saranno poste in vendita. Parte del ricavato andrà in favore dei progetti di COOPI (Cooperazione internazionale ong onlus) in Sierra Leone.