la fine del senatur

Bossi, ascesa e caduta del leader

Il fondatore della Lega si è dimesso

© Ansa

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Umberto Bossi si è dimesso. Le indagini sul tesoriere dell Carroccio Francesco Belsito condotte dalle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria portano all'epilogo della carriera politica del Senatur, leader indiscusso e fondatore del movimento politico Lega Nord per l'Indipendenza della Padania. Si chiude così una fase storica per la politica italiana iniziata quasi trent'anni fa.

Il suo incontro con le idee autonomiste e federaliste avvenne per caso a 38 anni, nel 1979: un giorno, entrando in facoltà a Pavia, Conobbe il leader dell 'Union Valdôtaine, movimento autonomista della Valle d'Aosta,  Bruno Salvadori. Da qui la folgorazione.  Bossi decise immediatamente di unirsi alla sua causa e si attivò per la creazione di una rete di movimenti autonomisti dell'Italia settentrionale. Nello stesso anno conobbe Roberto Maroni, con cui iniziò un lungo sodalizio politico. Di lì alla creazione del Carroccio il passo è breve.

Il 12 aprile 1984 Bossi fonda la Lega Lombarda. Firmano l'atto di fondazione, davanti a un notaio di Varese: Umberto Bossi, la sua compagna Manuela Marrone, Giuseppe Leoni, Marino Moroni ed Enrico Sogliano. 

Alle elezioni politiche del 1987 Bossi viene eletto per la prima volta senatore.Il 4 dicembre del 1989 fonda la Lega Nord, di cui è nominato Segretario federale al raduno di Pontida . Alle elezioni politiche del 1992 Bossi viene rieletto, questa volta alla Camera, con 240.523 preferenze, una delle cifre più alte di tutta Italia.

Il 1992 è anche l'anno in cui esplode Tangentopoli, un evento epocale che vede Bossi inizialmente fra i più convinti sostenitori del "pool di Milano", cioè dei magistrati della Procura meneghina intenti ad indagare sui fenomeni di corruzione.

Ma nel 1993 anche il Senatur in persona e la sua Lega vengono coinvolti per una questione legata a un finanziamento illecito di duecento milioni di lire, ricevuti dagli allora dirigenti del colosso chimico Montedison. Il 5 gennaio 1994, al processo Enimont, Bossi ammette il finanziamento illecito tramite una tangente ricevuta dalla Montedison. Nel 1995 viene condannato per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti a 8 mesi, pena confermata in appello nel 1997 e Cassazione l'anno dopo. 

Nello stesso anno crea al Nord con Forza Italia (il partito fondato nel 1994 da Silvio Berlusconi) la coalizione elettorale denominata Polo delle Libertà, che assieme al Movimento Sociale Italiano vince le elezioni. Il governo Berlusconi viene sfiduciato il 22 dicembre 1994. In quell'occasione Bossi stacca il suo partito dalla coalizione presentando una mozione di sfiducia, il cosiddetto ribaltone.

Bossi porta la Lega alle elezioni politiche del 1996 da sola, senza alleati. I voti salgono al 10,8% a livello nazionale. Così, forte del consenso elettorale, e libero dall'agenda del governo e pure da quella dell'opposizione, annuncia di voler perseguire il progetto della secessione delle regioni dell'Italia settentrionale. Il secessionismo e il federalismo sono i cavalli di battaglia del suo movimento.

All'opposizione durante il governo di centro-sinistra Bossi riallaccia i rapporti col Polo di centro-destra e nel 2001 costituiscono una nuova coalizione chiamata Casa delle Libertà. L'alleanza vince elezioni politiche il 13 maggio 2001, e il leader della Lega entra nel governo assumendo l'incarico di Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione.

La mattina dell'11 marzo 2004 è ricoverato in ospedale in gravi condizioni, colpito da un ictus cerebrale. Le sue condizioni da subito sono apparse, ma nonostante la sua malattia si è candidato come capolista al Parlamento europeo alle elezioni di giugno dello stesso anno, risultando eletto nelle due circoscrizioni del nord, con circa 285.000 voti. Per il seggio di Strasburgo ha lasciato la carica di deputato italiano.

Alle elezioni politiche del 2008 la Lega partecipa in coalizione con Il Popolo della Libertà e il Movimento per l'Autonomia. Il partito ottiene un risultato di rilievo, partecipando in maniera decisiva alla vittoria del centro-destra e ottenendo l'8,30% alla Camera e l'8,06% al Senato, in netto rialzo rispetto alle precedenti votazioni.

Nel corso del 2011 Umberto Bossi e il suo partito garantiscono il proprio appoggio al governo Berlusconi IV, ma dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi e a nascita del governo Monti, il Carroccio si situa all'opposizione insieme all'Italia dei Valori.

Il 5 aprile del 2012 Umberto Bossi si dimette da leader della Lega, anche se resta presidente. Al suo posto il triumvirato Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago.