La magistratura indiana ha stabilito un fermo di polizia di tre giorni per i due marò italiani, accusati di aver ucciso due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala mentre erano di scorta anti pirateria a bordo della petroliera Enrica Lexie. I militari Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono comparsi oggi davanti alla giustizia indiana. Il ministro degli Esteri Terzi avverte: "Considerevoli divergenze giuridiche tra Italia e India".
Dalla nave erano stati trasferiti nel circolo ufficiali della polizia centrale (Cisf) del Kerala nell'isola di Wellington, vicino Kochi, dove sono stati interrogati dal capo della polizia.
Ricorso alla Corte del Kerala: India non competente
La difesa dei due marò italiani ha presentato ricorso per "eccezione di giurisdizione" all'Alta Corte del Kerala: i legali hanno chiesto che venga confermato che l'incidente è avvenuto in acque internazionali e non indiane, in quel caso quindi il procedimento sarebbe sotto la giuridiszione italiana.
Il cognato di Latorre: "L'ho sentito, sta bene"
Intanto, Massimiliano Latorre, 44 anni, uno dei due fucilieri fermati, sta bene e ha potuto parlare al telefono con moglie e cognato. Lo ha riferito lo stesso cognato, Giovanni Ancona, ex ufficiale dei vigili urbani.
Farnesina: "Caso sia trasferito a magistratura italiana"
La Farnesina domenica ha ribadito con chiarezza che il caso deve essere trasferito alla magistratura italiana perché è avvenuto in acque internazionali, su una nave battente bandiera italiana e che i due militari, membri del battaglione San Marco della Marina, godono dell'immunità. In attesa di ulteriori sviluppi, secondo fonti del porto di Kochi, la petroliera italiana sarà trasferita all'ancoraggio esterno, ma sempre all'interno del porto: il cargo attualmente è al primo terminal petrolifero, ma ostacola lo scarico delle altre petroliere.
Terzi: "Considerevoli divergenze giuridiche"
"Allo stato delle cose ci sono delle considerevoli divergenze di carattere giuridico" con l'India. Questo il commento del ministro degli Esteri, Giulio Terzi, sul caso della petroliera italiana e dei marò coinvolti.
Severino: "Non ci sono prove certe"
"Tutto quello che viene detto è basato su idee, ma la prova sullo svolgimento dei fatti, versioni che sono totalmente contrapposte tra le due parti, ancora non c'è stata". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Paola Severino. "La posizione del Governo è molto ferma sulla carenza di giurisdizione indiana. I rilevamenti satellitari provano che la nave battente bandiera italiana era in acque internazionali e la giurisdizione è nostra" ha aggiunto il ministro.
La marina militare: "Impossibile, sono soldati esperti"
"Le regole di ingaggio sono molto chiare e definite, mi risulta difficile pensare ad un'azione deliberata". Ad affermarlo a Tgcom24 è il contrammiraglio militare Pasquale Guerra, Comandante delle forze da sbarco della marina militare. "Sono due ragazzi che hanno molta anzianità alle spalle e nel ruolo che svolgono. Sono molto stimati dai colleghi e padri di famiglia, molto umani, con un'esperienza di varie operazioni alle spalle all'estero. Oltre all'addestramento generico, hanno ne hanno ricevuto di specifico per la missione che svolgevano".
Su Facebook: "Pronti a venire a riprendervi"
Sulla bacheca di Facebook del marò tarantino Massimiliano Latorre continuano i commenti al post scritto dal fuciliere l'11 febbraio scorso. Molti amici lo salutano con una frase: "Forza e onore". Un collega scrive: "Massimiliano, in questo momento tutti i fucilieri ed ex fucilieri di Marina italiani, sono con te e Salvatore. Se ce lo chiedessero, saremmo tutti pronti per partire e venire a riprendervi fisicamente...anche stasera stessa! Non mollate ragazzi! Un fraterno abbraccio!...Per Mare, Per Terram!".