E' iniziato davanti al gup di Genova, Roberta Bossi, il processo a don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente arrestato a maggio con l'accusa di tentata violenza sessuale su minorenni, plurima offerta di droga anche a minorenni, tentata induzione alla prostituzione minorile. Ma nessuna delle vittime si è costituita parte civile, mentre la richiesta in tal senso di esponenti radicali è stata respinta. Don Seppia ha chiesto il rito abbreviato.
Vestito con un cappotto blu, jeans e un berretto di lana blu, senza più il pizzetto, il 52enne don Riccardo Seppia è giunto in manette dal carcere di Sanremo a palazzo di Giustizia a Genova, accompagnato dal suo legale, Paolo Bonanni.
Nessuno si costituisce parte civile
Nessuna delle presunte vittime della violenza sessuale si è costituita parte civile. Il gip ha invece respinto l'unica richiesta di costituzione di parte civile avanzata da Marta Palazzi, tesoriere dell'Associazione Radicali Genova.
Rito abbreviato
Il processo si svolge con rito abbreviato a porte chiuse e potrebbe concludersi in giornata. Giudica il gup Roberta Bossi. L'accusa è sostenuta dal pm Stefano Puppo.
La difesa: "Non ci furono abusi sessuali"
Secondo il legale di Seppia, l'avvocato Paolo Bonanni, "non ci furono abusi sessuali, ma tentativi di approccio che poi non andarono a buon fine proprio perché lo stesso Seppia si tirò indietro. E il contenuto dei messaggini erano solo fantasie". Ma per i giudici del Riesame, che rigettarono la richiesta di arresti domiciliari, "l'attrazione morbosa verso i ragazzini non sono mere fantasie, ma si concretizzarono anche in contatti fisici".
Le testimonianze di un chierichetto e di un giovane albanese
A rivelare delle "attenzioni" del parroco fu un chierichetto di 15 anni, una delle presunte vittime, durante l'incidente probatorio. Due gli episodi: il primo in sacrestia, con un energico abbraccio da dietro; il secondo in parrocchia, mentre il giovane si stava confessando, con una carezza sulla gamba. Anche un altro ragazzino, un albanese di 16 anni, era stato sentito dai carabinieri del Nas di Milano, coordinati dal pm Stefano Puppo. "Avevamo deciso di vederci, per avere un rapporto sessuale. Ma per tre volte don Seppia ha disdetto gli incontri. Mi aveva offerto i soldi e poi la cocaina. Ma io volevo solo i soldi. Poi però, ogni volta che dovevamo vederci, mi diceva che aveva troppi impegni e così l'incontro è saltato".
Le intercettazioni che scottano
Oltre alle testimonianze, agli atti del processo ci sono le intercettazioni. Telefonate a spacciatori a cui chiedeva "ragazzini dal collo tenero", e poi gli sms e le chiamate con l'amico ed ex seminarista Emanuele Alfano, in cui l'ex sacerdote raccontava le sue fantasie sessuali con i ragazzini.
L'inchiesta partita da Milano
L'inchiesta era partita da un'indagine dei carabinieri di Milano su un giro di droga spacciata nelle palestre e saune del capoluogo lombardo, frequentate soprattutto dagli omosessuali. E nella rete degli investigatori era finito anche don Seppia, frequentatore di quei luoghi e consumatore di cocaina.