I bambini potrebbero "perdere" il loro pediatra già al compimento del settimo anno di età ed essere trattati, da quel momento, per la loro salute, dai medici degli adulti. Una proposta "sbagliata, fuorviante e pericolosa", dicono i pediatri i quali, mentre stanno lavorando per riorganizzare la loro rete di assistenza, si sono scontrati con la nuova misura contenuta nella bozza di Riordino delle Cure Primarie del ministro della Salute, Renato Balduzzi.
Fino ad ora, il pediatra di libera scelta cura i più piccoli fino all'età di 14 anni (16 per i bambini con delle malattie croniche) ed è gratuito per le famiglie. In altri Stati dell'Ue, invece, l'assistenza del medico per i più piccoli "scade" addirittura ai 18 anni di età.
In un momento di crisi, la nuova misura è volta a risparmiare sulle casse del Paese. Ma ciò ha fatto insorgere gran parte della classe dei medici.
Sul tema è intervenuto il presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, senatore Ignazio Marino (Pd) che si dice "perplesso" e ha chiesto chiarimenti. "Non sono in possesso della bozza di riordino delle cure primarie predisposta da Ministero della Salute e Conferenza Stato-Regioni in vista del nuovo Patto per la Salute: chiederò già da domani di averne copia per poterla valutare e capire le motivazioni di questa scelta. Da medico, mi sembra giusto sottolineare che la migliore assistenza psico-fisica ai bambini e agli adolescenti può e deve essere offerta da professionisti specialisti, i pediatri appunto". "Le loro competenze mediche - ha sottolineato Marino - costituiscono un patrimonio della nostra societa' che vanno salvaguardate ed utilizzate, nell'interesse dei bambini, dei ragazzi e delle famiglie".
E' entrato nel merito tecnico anche il presidente della Sip, Alberto Ugazio, secondo cui la proposta è sbagliata per una questione di "dosaggi" ma anche di "praticità". "Pensiamo - ha affermato - al dosaggio dei farmaci che per gli adulti è unico, mentre per i bambini è legato ai kg di peso o alla superficie corporea". "Questa proposta non ha senso se - ha poi spiegato - pensiamo che i medici generici non si occupano dei più piccoli da almeno cinquanta anni".