Parte martedì il processo per l'omicidio di Sarah Scazzi, la giovane uccisa il 26 agosto 2010 che vede imputate la cugina Sabrina e sua madre Cosima. Avviata con l'ipotesi di una scomparsa tutta da chiarire, l'inchiesta sulla terribile fine della ragazzina ha finito per coinvolgere oltre una dozzina di persone, tra imputati e indagati, e con la certezza di un delitto compiuto in ambito familiare.
La quindicenne fu cercata dappertutto per oltre un mese, la famiglia si appellò spesso alle telecamere sperando nella buona notizia. Il 29 settembre lo zio Michele Misseri consegnò ai carabinieri il telefonino semibruciato di Sarah: disse di averlo trovato in campagna tra le stoppie della sera precedente, ma era una finzione. La sera del 6 ottobre, dopo ore di interrogatorio, l'agricoltore confessò a magistrati e carabinieri di aver strangolato Sarah e nella notte fece ritrovare i resti del cadavere, in un pozzo in contrada Mosca, nelle campagne di Avetrana.
Il 15 ottobre Michele Misseri chiama in correità nel delitto la figlia Sabrina, che finisce in cella; il 19 novembre l'uomo conferma le accuse in un incidente probatorio in carcere. Meno di un mese dopo l'agricoltore comincia a scrivere lettere nelle quali sostiene che in carcere ci sono innocenti, e che è stato lui a fare tutto, dal delitto alla soppressione del corpo di Sarah.
Ma l'inchiesta della Procura sembra aver imboccato ormai una strada ben precisa: Sarah è stata uccisa per gelosia, quella provata dalla cugina Sabrina. La Procura di Taranto chiude le indagini preliminari il primo luglio 2011: 15 indagati, anche quattro avvocati. Poi le posizioni di due indagati verranno stralciate, e dinanzi al gup Pompeo Carriere, a partire dal 29 agosto, compaiono in 13. L'udienza preliminare si chiude con nove rinvii a giudizio, tre assoluzioni e un proscioglimento. Ora le carte sono sul tavolo della Corte di Assise.