Strage quotidiana

Siria, le violenze non hanno tregua:34 morti negli scontri di sabato

Tra le vittime anche una bambina di sette anni, sette miliari disertori, e un anziano

© Ap/Lapresse

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Sale a 34 il numero delle vittime uccise dalle forze governative in Siria, secondo i Comitati locali di coordinamento dell'opposizione. La stessa fonte ha reso noto che tra le vittime ci sono una bambina di sette anni, sette militari disertori e un 80enne, Yusif Aref Asaad, colpito da un proiettile alla testa nel villaggio di Abdeeta. L'anziano era uno zio del colonnello Riyad Asaad, comandante dell'Esercito libero siriano, che riunisce i disertori.

Non si fermano quindi le violenze, nonostante gli sforzi della diplomazia internazionale. Le città più colpite dalle violenze odierne, precisano i Comitati locali di coordinamento, sono Daraa, con 14 morti, Homs con dieci vittime e Idlib con sette. L'agenzia ufficiale Sana dà notizia invece dei funerali celebrati oggi di otto agenti di polizia e militari uccisi da quelli che definisce "gruppi terroristi armati". Secondo la stessa fonte, diversi "terroristi" sono stati uccisi in scontri nella provincia di Homs e a Idlib.

Dai manifestanti, intanto, critiche anche alla Lega Araba, attaccata per non aver adottato finora iniziative concrete contro Damasco, nonostante la sospensione della Siria dall'organizzazione decisa il mese scorso. "La Lega Araba ci sta uccidendo", è stato lo slogan usato per le manifestazioni del venerdì nelle principali città siriane.

Sabato una delegazione ufficiale irachena, guidata dal consigliere per la sicurezza nazionale Falah Al Fayyad, ha avuto colloqui con le autorità siriane a Damasco, che ha giudicato "positivi", impegnandosi a riferire alla Lega Araba. L'Iraq si era astenuto nella votazione che aveva portato alla sospensione della Siria. Intanto il Consiglio nazionale siriano (Cns), che riunisce vari gruppi dell'opposizione, ha tenuto una riunione a Tunisi nel primo anniversario del gesto di Mohammed Bouazizi, il giovane che si uccise con il fuoco per protesta, dando il via alle rivolte della 'primavera araba'.