Più che unire ha soprattutto diviso gli appassionati di calcio. Studiata dall’Osservatorio per le manifestazioni sportive del Viminale, la tessera del tifoso è entrata in vigore nell’estate 2010, proponendosi come strumento volto a garantire la sicurezza di chi va allo stadio, valorizzando “il rapporto trasparente ed aperto con i propri tifosi che diventano i veri protagonisti dell’evento sportivo”, recita il comunicato che la illustrava.
Ecco i casi in cui è necessaria: se ci si vuole abbonare; se si vuole seguire la propria squadra fuori casa nel settore ospiti e in quei casi in cui l’osservatorio “vieti” la trasferta per motivi di ordine pubblico; se si vuole assistere a una qualunque partita in curva ospiti.
La tessera del tifoso è spesso gratuita e cambia nome a seconda del club di “riferimento”: quella del Milan per esempio si chiama “Cuore rossonero”. Questa però non è utilizzabile solo per le partite del Milan: infatti, se un palermitano che vive a Milano vuole vedersi Milan-Palermo coi sostenitori siciliani in curva ospite può farlo anche con la tessera “Cuore rossonero”. Quindi la tessera del tifoso è una sorta di carta d’identità.
Non può sottoscriverla chi è sottoposto a Daspo, nè chi è stato condannato per i così detti reati da stadio.
Il provvedimento è stato visto come una limitazione alla propria libertà da parte dei gruppi ultras, molti dei quali continuano a protestare domenicalmente.