cronaca

Veneto,terrorismo: massima allerta

Arrestati 5 marocchini con plastico

Nelle caserme e altri obiettivi sensibili di Padova, Treviso e Verona regna la massima allerta dopo il ritrovamento di alcune mappe contrassegnate nell'appartamento-moschea di Badia Polesine (Rovigo). I carabinieri di Rovigo hanno arrestato cinque marocchini trovati con un chilogrammo di plastico. Ci sarebbero obiettivi militari, istituzionali e religiosi segnati nelle carte geografiche sequestrate. Ma i presunti terroristi negano ogni addebito.

Tra i presunti obiettivi segnati sulla mappa i carabinieri hanno trovato la base Nato di Verona, il duomo della città scaligera, la Basilica del Santo a Padova, le sedi di alcuni comandi delle forze dell'ordine, di amministrazioni comunali e provinciali oltre a chiese e altre strutture. Ancora sconosciuti, invece, i segni su altre città e zone del nordest. Sarà un lavoro d'indagine lungo e laborioso quello che dovranno affrontare gli inquirenti visto che gran parte delle lettere e degli appunti sequestrati sono scritti in arabo.

L'unica cosa certa è il collegamento tra gli occupanti dell'appartamento-moschea di Rovigo e i musulmani di vari paesi europei, tra cui alcuni di nazionalità britannica. L'accusa contestata finora ai cinque marocchini è detenzione d'esplosivo, ma se le indagini dovessero ricondurre il tutto su possibili attentati saranno accusati di terrorismo. Durante l'arresto alcuni di loro hanno negato che il plastico fosse in loro possesso, e hanno dato in escandescenze quando sono stati fatti uscire dalla caserma dei carabinieri di Badia per essere trasferiti al carcere di Rovigo.

Due degli arrestati hanno poi negato ogni addebito anche durante l'interrogatorio davanti al pm rodigino Silvia Ferrari, sostenendo di non sapere nulla del chilo di esplosivo al plastico trovato nel casolare abbandonato dove i cinque dormivano. I due interrogati sono, Reduane Bnoughazi, 36 anni, e Amro Lahrajh (28), quest'ultimo già arrestato lo scorso anno con altri quattro connazionali per il possesso di una pistola con matricola abrasa. Per l'interrogatorio degli altri tre indagati, che non parlano italiano, si è reso necessario l'utilizzo di un interprete.

"E' una trappola, una trappola" ha gridato in particolare uno di loro, sostenendo la propria innocenza. Ma i carabinieri hanno voluto vederci chiaro dopo il ritrovamento del plastico, e così dalle generalità che i cinque hanno fornito è comparso il nome di un 36enne di Casablanca, Reduane Bnoughazi, una sorta di capo spirituale musulmano riconosciuto nella piccola comunita' islamica di Badia Polesine, 3-400 persone in tutto. Poco dopo i militari, informata la Procura di Rovigo che confermava l'arresto dei cinque, si sono recati con i cani antiesplosivo in un condominio di Badia che al pian terreno ospita una sala adibita a moschea, da tempo pare tenuta sotto controllo. E qui è saltato fuori altro materiale interessante, in particolare le cartine geografiche con cerchiati alcuni punti.

Oltre a Bnoughazi, sono finiti in manette Abdallah Mounder (41), Moustafà El Bouhali (33), Amro Lahrajh (28) e Kamal Ben Reddad (33). Gli inquirenti stanno cercando di scoprire se sono clandestini a tutti gli effetti oppure se sono effettivamente in attesa di essere regolarizzati in base alla legge Bossi-Fini. Gli immigrati hanno infatti presentato fotocopie dei versamenti effettuati per la regolarizzazione. Due di loro, anzi, Mounder e El Bouhali, hanno sostenuto di risiedere regolarmente in due comuni vicini a Badia, Castagnaro (Verona) il primo e Castelbaldo (Padova) il secondo. Ma se avevano casa, non è chiaro perché passassero la notte in un casolare abbandonato.

E mentre il Viminale segue con la massima attenzione lo sviluppo delle indagini, in Veneto è massima allerta nelle caserme e altri obiettivi sensibili delle tre città indicate nelle mappe sequestrate. La vigilanza è stata ulteriormente rafforzata e per tutto il pomeriggio c'è stato un continuo colloquio tra i vertici delle forze dell'ordine delle città venete interessate.