Cosima Serrano e Sabrina Misseri restano in carcere con l'accusa di aver ucciso la 15enne Sarah Scazzi. Il giudice per le udienze preliminari di Taranto, Pompeo Carriere, ha infatti rigettato con un unico provvedimento la richiesta di scarcerazione per entrambe: le domande erano state avanzate la scorsa settimana dai rispettivi legali.
I difensori delle due donne avevano motivato la richiesta di scarcerazione con la cessazione delle esigenze cautelari, ma alla notizia del rifiuto non si sorprendono più di tanto. "E' una decisione che ci aspettavamo - dice infatti Franco de Jaco, il legale di Cosima - Chissà, si chiede, se questa scelta è un'anticipazione di quello che accadrà lunedì". In ogni caso la linea non cambia: "Andremo avanti" questo il commento di uno dei due difensori di Sabrina, Nicola Marseglia, dopo aver letto le motivaziopni del gup.
Gup: "Possono uccidere e fuggire"
Sabrina e sua madre Cosima dunque devono restare in carcere perché possono "uccidere ancora, inquinare le prove e persino fuggire". E' quanto scrive il gup. A loro carico, secondo il magistrato, persistono gravi indizi di colpevolezza. Il giudice è partito da una considerazione iniziale: l'omicidio è maturato in ambiente familiare e non poteva non essere a conoscenza di tutti, chiunque ne sia stato l'autore. Poi esamina e valorizza una serie di elementi, a partire dalle intercettazioni ambientali e dalle dichiarazioni testimoniali che rafforzano l'idea che le due donne accusate dell'omicidio possano reiterare i reati.
Motivazioni pesanti che anticipano di fatto, secondo la difesa, il contenuto del decreto che lo stesso magistrato firmerà il 21 novembre quando disporrà il rinvio a giudizio di Sabrina e Cosima con l'accusa di aver sequestrato e ucciso la 15enne e di aver soppresso il suo cadavere con l'aiuto di Michele Misseri, padre di Sabrina e marito di Cosima. Lunedì il gup, oltre che sulla richiesta di rinvio a giudizio delle due donne, dovrà decidere se mandare a dibattimento o prosciogliere altri otto imputati (tra cui il contadino di Avetrana) e dovrà emettere sentenza nei confronti di tre indagati che hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato.
Sabrina è in carcere dal 15 ottobre 2010, quando il padre Michele la chiamò in correità per il delitto: nei suoi confronti i termini di custodia cautelare scadranno il 27 novembre. Sua madre è invece detenuta dal 26 maggio perché accusata, assieme a Sabrina, di concorso nell'omicidio della nipote quindicenne, di sequestro di persona e soppressione di cadavere. La procura, la scorsa settimana, aveva espresso parere negativo alla loro scarcerazione.
Il gup Carriere deciderà il 21 novembre se rinviare a giudizio i 10 imputati nel procedimento e contestualmente emetterà la sentenza per i tre avvocati imputati che hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati con rito abbreviato.