ALBUM E RIVOLUZIONE

"Il nostro album? Fatevelo come vi piace"

I Kaiser Chiefs a Milano per l’unica data italiana del tour di “The future is medieval”

© Dal Web

A ritmo di chitarre in puro stile British torneranno dal vivo per l'unica data italiana domenica 13 novembre a Milano, ma hanno già fatto una scelta che più rock di così non si può. Per l’ultimo disco dei Kaiser Chiefs è il pubblico a fare tutto, ovvero può confezionarsi il proprio album personalizzato scegliendo dieci brani tra venti nuove canzoni, metterli nell’ordine preferito, decidere la copertina e farne il download a un prezzo speciale. Ne abbiamo parlato col tastierista Nick “Peanut” Baines.

“The future is medieval”, il vostro ultimo album che arriva a tre anni da “Off with their Heads”, avete scelto una campagna promozionale in Rete che segna un’altra piccola rivoluzione nel mondo discografico e, immagino, anche per voi. Perché questa scelta?
Sono stati tre anni intensi. Dopo aver partecipato al Festival di Glastonbury nel 2009 ci siamo presi un po’ vacanza e riposo. Ci siamo ritrovati a lavorare ai pezzi del nuovo disco ed è stato un periodo intenso, durato quasi 18 mesi. E’ in questa fase che abbiamo pensato a un’alternativa per la promozione e ne siamo molto orgogliosi. Cercavamo una svolta. Oggi i dischi finiscono in Rete ancora prima che nei negozi e le band rischiano di venir triturate da mesi di promozione logorante scandita da interviste e tour per le radio in cui la musica è sempre sullo sfondo, anziché in primo piano. Così abbiamo deciso di lanciare l’album direttamente dal nostro sito. Abbiamo tenuto la notizia segreta fino all’ultimo. Nessuno ne sapeva nulla, non era uscito manco mezzo articolo a proposito. E’ stato emozionante seguire tutto il percorso. Abbiamo scritto qualcosa del genere “Attenzione, tra un’ora il nostro album sarà on line” e da lì è partito tutto, una cosa quasi magica.

Altre band inglesi sono andate in questa direzione, mi riferisco soprattutto ai Radiohead che con “In Rainbows” sono stati una sorta di pioneri dello sfruttamento del marketing online…
Sì, sicuramente. E’ un’idea che risolve molti problemi e nel frattempo ci proietta verso il futuro. Da un punto di vista tecnico sfrutta al meglio le potenzialità del digitale sonoro e poi attraverso gli infiniti percorsi di Internet crea una sorta di racconto nel racconto. Attraverso i social network, ad esempio, siamo riusciti a seguire in diretta i commenti dei fans che postavo opinioni e sensazioni su Twitter che poi magari finivano su Facebook, e via così, in un percorso che sembra infinito.

Siete al vostro quarto disco, possiamo considerarlo l’album della maturità e che cosa vuol dire maturità da un punto di vista artistico?
Musicalmente è molto diverso rispetto a quello che abbiamo fatto finora. Abbiamo seguito altre influenze, ci siamo ispirati a David Bowie – merito anche di Tony Visconti, uno dei due produttori di “The future is medieval” che a lungo ha lavorato con Bowie - e sicuramente ai Pink Floyd. I pezzi sono dei racconti, storie strutturate nelle quali gli arrangiamenti sembrano in secondo piano. Eppure sono importantissimi con sfumature un po’ psichedeliche che per me alle tastiere, ad esempio, si sono trasformate in una sfida. Chiamala come vuoi: maturità, percorso, per me è più un’evoluzione, una sorta di continuo passaggio.

Nell’ultimo singolo parlate di “Little Shocks”, sono curiosa di sapere quand’è che tu hai avuto l’ultimo…
Circa due giorni fa e mi sono ripreso solo adesso, non chiedermi cosa sia successo perché non me lo ricordo…

Domenica suonate a Milano, possiamo aspettarci la carica esplosiva dell’ultimo live?
Certamente! Siamo molto affezionati al pubblico europeo, che a differenza dell’Inghilterra dove tutto appare un po’ scontato, è davvero leale e carico di energia. Ci divertiremo sicuramente!

Rita Ferrari