Nessun tradimento ma un'altra nottata di pressing, per convincere Silvio Berlusconi ad accettare l'unica soluzione possibile per la Lega: dimissioni e voto anticipato. La missione diplomatica di Roberto Calderoli non ha prodotto effetti: nessun passo indietro del premier. Ma qualche speranza c'è ancora nel Carroccio, legata ai numeri del voto di domani sul Rendiconto: "Se fossero davvero bassi, potrebbe convincersi".
La linea anticipata da Roberto Maroni su indicazione del Senatur, ("La maggioranza non c'è più, inutile accanirsi"), è stata confermata nel vertice di a Milano in via Bellerio. Due le "correnti" nel partito: gli uomini del "Cerchio magico" (quelli vicini a Bossi) sono decisi a puntare al voto anticipato, anche per andare alle urne con il "Porcellum" e depurare le liste dai maroniani.
Quest'ultimi preferirebbero un altro governo prima di tornare a presentarsi davanti agli elettori, anche per consolidare il peso di Maroni nel partito. Ma soprattutto perché, è la convinzione dei maroniani, "l'unica certezza è che nel 2012 non si voterà: troppo forte la pressione per un altro governo, larga parte del Pdl non seguirà Berlusconi nella richiesta di voto anticipato". In quel caso, "governo tecnico e Lega felicemente all'opposizione".
L'altra opzione che almeno una parte della Lega coltiva è un nuovo premier, un segno di discontinuità che possa recuperare alla maggioranza un numero di "malpancisti" pidiellini sufficiente per andare avanti con un governo sostenuto dalla stessa maggioranza del 14 dicembre 2010, senza l'aggiunta di nuovi gruppi parlamentari. Una posizione che si ritrova anche tra leghisti non "maroniani": "La maggioranza deve essere quella del 14 dicembre, il governo deve avere gli stessi ministri, può cambiare solo il premier: sia esso Letta, Alfano, Tremonti o chi vuole lui".
Perché una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne "l'abbiamo già digerita a fatica l'anno scorso, ma ora non possiamo accettare un'altra sigla nel governo, un altro gruppo che magari pretende ministri e correzioni di rotta: stesso programma e stessa formazione, in quel caso non è tradito il patto con gli elettori".