La guerra in Africa settentrionale

Il sacrificio a El Alamein

La guerra in Africa settentrionale

© Ufficio stampa

Nella memoria dei reduci la notte del 23 ottobre 1942 resta una ferita aperta. Alle 21.43 il fronte britannico si incendiò. I cannoni inglesi cominciarono a martellare le postazioni dell’ Asse. Poi partì l’attacco dei carri armati e della fanteria.

Gli italiani, lo riconobbero anche i comandi britannici, opposero una resistenza eroica. La terza e ultima battaglia di El Alamein, in Africa settentrionale, fu una carneficina. Era l’inizio della fine.

Nella sabbia del deserto e sul fronte russo si spegneva il folle progetto di Hitler e Mussolini.

Il sacrario italiano, che sorge tra le dune, custodisce le spoglie di 5200 caduti. Ricordando quei morti il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nell’ottobre del 2008 disse che la sconfitta dovuta alla “insostenibilità dell’impresa bellica nazi-fascista” non avrebbe gettato “alcuna ombra sui valori di lealtà e di eroismo dei combattenti”.

Al sacrificio dei militari Italiani in Africa settentrionale Alfio Caruso ha dedicato il suo ultimo libro: “L’onore d’Italia. El Alamein: così Mussolini mandò al massacro la meglio gioventù”, edizioni Longanesi.

300 pagine che ripercorrono quei mesi terribili. Che inchiodano il regime fascista alle proprie responsabilità. Capitolo dopo capitolo conosciamo i protagonisti di quegli eventi. Caruso ridimensiona il ruolo di Rommel e ci racconta dell’esistenza di figure non note ai più: come il maggiore dei carabinieri Manfredi Talamo, protagonista di una straordinaria operazione di spionaggio. L’ufficiale finirà i suoi giorni fucilato alle Fosse Ardeatine

Alfio Caruso. L’onore d’Italia. El Alamein: così Mussolini mandò al massacro la meglio gioventù, Edizioni Longanesi