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Gb:se Iraq non collabora è guerra

Inviati altri 26mila soldati nel Golfo

Per il ministro degli Esteri britannico, Jack Straw, non vi sono dubbi: l'ultima risoluzione Onu sul disarmo in Iraq, la 1441, indica chiaramente che, se Baghdad non esaudirà le richieste del Consiglio di sicurezza, sarà guerra. E a sottolineare il concetto ci ha pensato anche il ministro della difesa britannico, Geoff Hoon, che ha annunciato oggi alla Camera l'invio nell'area del Golfo di 26.000 soldati.

Il dispiegamento annunciato oggi dal ministro della difesa comprende parte della prima divisione corazzata con il sostegno della settima brigata, della 16/ma brigata d'assalto e della 102/ma brigata logistica. Le truppe saranno equipaggiate con 120 carri armati Challenger 2 e con 150 mezzi corazzati per trasporto truppe. 

Mentre alcuni alleati europei si mostrano poco propensi ad accettare un'azione militare, il ministro degli Esteri Straw ha detto: "Se vi saranno prove di ulteriori violazioni sostanziali, dovranno accettare che l'ultimo paragrafo della risoluzione, vale a dire il numero 13 che parla di gravi conseguenze qualora l'Iraq venisse meno a quanto richiesto, deve essere fatto rispettare e questo può significare soltanto un'azione militare". Cioè per Straw, l'espressione "serie conseguenze" è sinonimo di guerra.

Straw è intervenuto poi sull'ipotesi di un esilio di Saddam Hussein e dei suoi familiari in cambio di un'immunità da un processo per crimini di guerra, che potrebbe evitare il conflitto armato, come hanno detto i segretari di Stato e alla Difesa americani, Colin Powell e Donald Rumsfeld. E ha definito "sensato" il suggerimento espresso dal governo americano. "Penso che sia un suggerimento sensato che dobbiamo esaminare", ha commentato Straw alla Bbc Radio. "Anche se, naturalmente, non sarebbe piacevole che al regime di Saddam Hussein venga offerto un qualsiasi grado di immunità, come ha detto Donald Rumsfeld, se l'alternativa è la guerra penso che la maggior parte della gente inghiottirebbe il boccone amaro e accetterebbe il fatto che si tratta, nelle parole di Rumsfeld, di uno scambio equo".

Mentre la prima risposta ufficiale da Baghdad a questa ipotesi è giunta dal ministro iracheno dell'informazione Mohamed Said al-Sahhaf, che ha bollato come "stupidaggini" le notizie di un esilio del rais.