"Ha detto Montalbano ..." "Montachi?" "Montalbano. Anzi ha scritto nellemail SERATA MONTALBANO! ... Scusami ma stasera non esco, non posso proprio perdermelo". "Ma davvero ha scritto SERATA MONTALBANO! Tutto maiuscolo?" "Certo che lha scritto." "E tu?" "Io cosa? Sono andata a dormire."
Chiamatele come volete, ma non chiamatele più scuse: perché oggi le scuse come le stagioni, non sono più quelle di una volta. Cioè sono molto peggio: una selva di verità che possono sembrare menzogne e viceversa. Ibridazioni maschili che fanno immaginare di tutto (persino che lui abbia un cuore). Ma non abbastanza. Certo, non fanno immaginare gli equivoci che alimentano. E neppure la natura delle nuove trasgressioni: tipo starsene a casa in pantofole, incollati alla tv. In due. Ciascuno davanti alla propria. Magari parafrasando una vecchia battuta: è lamore, bellezza. Un disastro. Tutto questo perché la via allamore, in nome della sincerità ritrovata è diventata un terreno semplice, dunque di una fatica inimmaginabile. Come cadere nei fraintendimenti che nascono da questa nuova sfida alla chiarezza. Per esempio: dietro un invito a cena esteso da una femmina adulta a un maschio adulto (un invito, segno dei tempi.
Disdetto per email il lunedì mattina, dunque giusto dieci ore prima della messa in onda della fiction), può capitare che alla fine non ci sia davvero nulla di più (o di meno) dellarchetipo moderno della nuova "verità" sentimentale: nel caso in questione un tradimento (tv), calvo e con la faccia canaglia, laccento siciliano e lincredibile arte di raccontare "scuse". Le più banali, le più strabilianti, quasi mai necessarie, comunque impellenti, forse persino contagiose. Il nome dellaltra passione è quello corpulento di un quasi single deccezione, Salvo Montalbano, per lappunto. Decisamente qualcosa di più che un caso letterario e un trionfo Auditel. Piuttosto un modello, un maestro, nella commedia delle excusatio a iosa, vere o false che siano: dalla classica frase rivolta alla fidanzata "Mah, sai Livia, non ho potuto dire di no ad un amico ... " in poi. E pace, se lui poi a Livia le corna le ha messe davvero, e per giunta con una svedese mozzafiato (la gita a Tindari).
Il nuovo segnale è un altro: non prendere per buono il falso e viceversa. Perché tra sincerità e menzogna, tra maschi con il cuore e maschi senza, non cè più differenza. O almeno è una sfida impossibile scoprire quale. "Deve esserci stato un equivoco", chiarirà infatti più tardi il reo/teledipendente. Non cè nessun rimpiattino: SERATA MONTALBANO! È davvero serata Montalbano". Una confessione, diciamolo, che non aggiunge niente, né conferma qualcosa. Se non la caduta dellultima certezza femminile: il fiuto (ma come non era una scusa?). Archiviato il significato delle rassicuranti classificazioni di un tempo (dalla scusa bastarda "faccio tardi in ufficio" alla scusa punto e basta dellamico in crisi), sembra che il modello di maschio, che più o meno inconsapevolmente ha appreso larte in voga al commissariato di Vigata, ci stia prendendo gusto. In cosa? Nel far vacillare le ultime (in)sicurezze delle donne.
Prima era relativamente facile essere un uomo. Per carità, fastidi in abbondanza, grane, battaglie, ufficio, lavoro, però anche il calcio, la macchina nuova, il pokerino; un mondo di uomini e da uomini. Le donne guardavano da lontano, stavano a casa, ad asciugar lacrime e pulire sederini. Aspettavano pazienti e profumate che il guerriero ritornasse.
Spesso, nella foga della dedizione, aspettavano in tre o in quattro lo stesso guerriero, che magnanimamente si divideva tra loro regolando orari e regalucci in modo da non creare antipatici disguidi: cosicché problemi, di fatto, gli uomini non ne avevano.
Poi è successa la rivoluzione, le donne hanno cominciato a lavorare fuori casa, a pretendere, a giudicare. È successo che abbiano fatto più carriera degli uomini, che abbiano raccolto successi e vittorie e trinciato giudizi e persino assaporato il vecchio privilegio maschile del "quello lì me lo sono fatto".
E agli uomini si è aperta davanti una voragine: come un saggio cavallo alla gara del barrage, si sono impuntati, hanno drizzato il capo: e sono arretrati rinculando per qualche metro, dandosi poi a fuga vorticosa.
Eccoli, gli uomini come sono adesso: in fuga. Spaventati come certi gattini che scappano su un albero e poi ci vuole il vigile del fuoco tenero e pazientissimo che a forza di dolcezze li convince a scendere: su bello, su ...
E se anche il quadro, così com'è, non piace per niente agli uomini, cosicché non se ne troveranno molti in grado di reggere all'autodelazione, capaci cioè di confessarsi, sì, spaventati e in fuga e per piacere signore aiutateci voi; resta l'inconfutabile verità che la situazione è questa. E dunque occorre porvi rimedio. Meglio non fare domande, così non si sentiranno scuse.