Quello di domenica sarà il primo 11 settembre senza Osama Bin Laden. Ma per loro probabilmente non cambierà molto. Per loro il dolore avrà sempre la meglio. E sarà cosi per generazioni intere, perché quel nine eleven da giorno di festa in famiglia è diventato un sinonimo di morte e distruzione in tutto il mondo. Loro sono i nati l’11 settembre, migliaia di americani che alle 8,45 di dieci anni fa pensavano al loro compleanno e alle 8,46 sono entrati nel peggiore degli incubi della nostro secolo.
Una di loro, Dahlia Gruen, quel maledetto martedì compiva dieci anni e, di ritorno da scuola, era convinta di trovare una festicciola organizzata da papà e mamma. I genitori c’erano, la voglia di far festa invece era sepolta in diretta tv sotto le Torri Gemelle. Dahlia oggi gestisce un sito dedicato a tutti quelli come lei, i “born on September, 11th”.
“Sono cresciuta nella consapevolezza che il mio giorno speciale – scrive su birthdayspirit.org – non sarebbe più stato lo stesso”. Tra orgoglio e rabbia, la 19enne ha trasformato la sua semplice pagina web in un punto di incontro per dimostrare che qualcosa di buono con data 11 settembre è accaduto e accadrà sempre.
Una piccola bacheca virtuale, con post selezionati dalla 19enne stessa. “Dal 2001 non ho più festeggiato il compleanno – ammette un lettore – sto male ogni volta che mi si chiede la data di nascita per una pratica. Sto male se vedo 9:11 scritto sulla sveglia. Grazie per aver dato voce a pensieri e sentimenti”. Amanda G. invece suggerisce di aggiungere una candelina ad ogni torta di compleanno in data 11/9, un pensiero per tutte le vittime dell’attacco all’America. Ancora: Miriam propone di offrire un dolce ogni anno alla più vicina stazione dei pompieri, in segno di riconoscenza per il lavoro svolto quel giorno. E poi c’è la storia della piccola Christina Taylor Green, venuta al mondo proprio l’11 settembre 2001 e uccisa l’8 gennaio 2011 a Tucson dove un esaltato sparò alla deputata democratica Gabrielle Giffords, ammazzando sei persone.