L'ex terrorista dei Pac

Cesare Battisti: "Chiedo perdono alle vittime del terrorismo ma non sono pentito"

L'ex militante dei Proletari armati per il comunismo: "Ho pianto per la morte di Torregiani". Il figlio del gioielliere ucciso: "Nuove menzogne e altre offese alla mia famiglia"

© Ansa

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Cesare Battisti ha chiesto "perdono" per le vittime degli attentati avvenuti in Italia negli anni '70, ammettendo le proprie "responsabilità politiche" ma negando la sua partecipazione diretta agli attacchi. L'ex militante dei Proletari armati per il Comunismo, in un'intervista, ha poi detto di non essere pentito perché lui non ha commesso omicidi. "Pentimento - ha ribadito - è una parola ipocrita legata alla religione e non mi piace".

Battisti appare dimagrito rispetto alle ultime fotografie e con la stessa camicia bordeaux che indossava nel marzo del 2007, quando venne portato in carcere a Brasilia, subito dopo essere stato catturato a Rio de Janeiro. Prima di sedersi per l'intervista in una cucina piena di pentoloni e piatti, Battisti ci tiene a precisare che la barca di pescatori con la scritta "Comandante Che" che si trova all'ingresso dell'abitazione non è la sua. "Altrimenti qualche giornale scriverà che ho la barca", precisa ironico l'ex militante rosso che ormai parla quasi più portoghese che italiano.

All'improvviso appare Joyce Lima, la fidanzata carioca, nata nella Rio de Janeiro dove l'ex terrorista non nasconde di voler vivere. Vestita di bianco, la giovane Joyce si trattiene solo un istante - il tempo di salutare - e sparisce velocemente. Impossibile scattare una fotografia ai due insieme. Il no di Battisti è perentorio.

"Ho pianto per Torregiani"
"Quando c'è stato l'attentato a Torregiani e il figlio è rimasto ferito, ricordo che ho pianto, fin da subito, da quando ho letto la notizia su 'La Notte' di Milano". Dice ancora Battisti. "Ho sempre avuto grande compassione per le vittime, vorrei che la si avesse per tutte, di una parte e dell'altra. Già all'epoca degli attentati sentivo compassione", ha detto l'ex leader di Pac definendo nel contempo "triste e infame" il fatto di essere stato accusato di quell'omicidio.

"Mi manca l'Italia, sono pronto a una riconciliazione"
"Mi porto dentro l'Italia del passato, quella che ancora sognava, un paese che lottava per la giustizia". E' con questo rimpianto che Battisti descrive la sua "patria". "In questi anni, con una vita trasparente e con fatti, ho dimostrato di voler voltare la pagina" rispetto agli anni '70, sottolinea Battisti, che si dice pronto ad una "riconciliazione". E oltre al passato parla anche del futuro: "Oggi ho ricevuto il contratto dalla casa editrice di San Paolo per la quale pubblicherò il mio ultimo libro 'Ai piedi del muro'", annuncia soddisfatto, ricordando che, grazie ai documenti ottenuti ad agosto dalle autorità brasiliane, fra qualche giorno aprirà un conto corrente a San Paolo. "In questo momento - confida - il mio avversario principale è la stampa sensazionalista: sono assediato, mi sento il mostro da sbattere in prima pagina", aggiunge l'ex militante dei Pac, ammettendo di nutrire nostalgia per l'Italia. "Ho tanti ricordi visto che dall'Italia sono uscito non da bambino, ma da adulto. Là - dice - c'è la mia infanzia, la mia famiglia".

Nella sua casa Marx, Lenin e il Che
E' un salotto dove, oltre a un grande divano e qualche libro, campeggiano immagini di "Che" Guevara, Marx e Lenin, accanto ad un vecchio poster con la scritta "Forza Palestina" e un manifesto de "Il quarto stato", simbolo della sinistra degli anni '70, quello della casa dove vive da tre mesi in Brasile - da uomo libero - Cesare Battisti, ex terrorista rosso. L'appartamento dove Battisti ha rilasciato un'intervista all'Ansa è di un amico di antica data dell'ex militante dei Pac, Magno de Carvalho, vecchio dirigente del sindacato dell'università di San Paolo ed ex prigioniero politico negli anni '70 e si trova a Cananeia, piccola località balneare a circa 400 km da San Paolo. Una sfilza di case basse in pietra con le facciate multicolori.

Frattini: "Dichiarazioni orribili"
"Sono dichiarazioni orribili che ovviamente non meritano nessuna risposta da parte istituzionale", ha commentato il ministro degli Esteri, Franco Frattini. "La risposta che merita Battisti l'ha già avuta da parte dei familiari delle vittime che lui ha ucciso, perchélui ha ucciso. Su questo le sentenze di condanna parlano chiaro", ha aggiunto il titolare della Farnesina.

La Russa: "Serve passo diplomatico"
Sul caso di Cesare Battisti, si impone "un passo diplomatico" e Ignazio La Russa ne parlerà con il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Lo ha detto lo stesso ministro della Difesa. "Non volevo commentare queste ultime dichiarazioni, ma credo che a questo punto si imponga un passo diplomatico e ne parlerò con Frattini", ha spiegato La Russa, "Non è possibile che dopo il danno ci sia la beffa, che un terrorista abbia la sfrontatezza di dire che ha pianto pensando a (Luigi) Torreggiani e che lui è assolutamente innocente. Chi dice che lui è colpevole non è La Russa, ma il sistema giudiziario italiano in tutti i suoi gradi. Il solo fatto che lui lo apostrofi con parolacce, credo che in Italia sarebbe reato". "Credo che l'Italia debba a questo punto fare un passo, da parte mia non mi rassegno al fatto che non sia stato estradato".