Una coppia, sfrattata e disperata, ha deciso di vendere i propri reni per dare un futuro ai figli di tre e un anno e mezzo. Al momento non hanno soldi per comprarsi una casa dignitosa e vivono in auto. Ma il sindaco del loro paese, Manoppello (Pescara), mosso da compassione, si sarebbe già mobilitato per aiutarli con un alloggio popolare.
Giovanni De Matteis, il capofamiglia, denuncia però di non aver ricevuto alcuna rassicurazione in merito. ''Dal sindaco non abbiamo ricevuto nessun tipo di aiuto. L'unica cosa è stata quella di un ritardo di cinque giorni nello sfratto. Poi solo promesse vane di una casa''.
De Matteis racconta che aveva chiesto nei giorni scorsi anche un sussidio economico, ma non c'è stato nulla da fare. ''Sarei disposto anche ad andare in una pensione – spiega – ma come farei a pagare? Mia moglie ha perso il lavoro. Io sono precario, al momento senza occupazione. Con 500 euro, e 400 di affitto, ditemi voi come faccio a sfamare i miei due figli. Per loro sarei disposto a vendere anche domani un rene, anche se la legge italiana lo vieta''.
Il sindaco, Gennaro Matarazzo, ha replicato con un'altra versione dei fatti: ''Conosciamo la situazione della famiglia De Matteis, non a caso seguita da tempo dai servizi sociali. Da tempo avevamo avviato un censimento degli alloggi popolari, pur non essendo la coppia in graduatoria, sapendo che a breve dovrebbero liberarsi degli alloggi, occupati nell'ambito dell'autonoma sistemazione post-terremoto. Nel frattempo – ha aggiunto - eravamo riusciti ad ottenere dal proprietario di casa un differimento dello sfratto, nella speranza di riuscire a reperire una sistemazione provvisoria. Nei giorni scorsi avevamo anche individuato uno stabile, risultato poi pericolante''.
Il sindaco ha rivelato che nei mesi scorsi era stata trovata una collocazione provvisoria dalle suore, ''ma poi erano sorti problemi. Contiamo di trovare una soluzione entro pochi giorni, ma non ci aspettavamo tanto clamore, anche se comprendiamo la disperazione dei coniugi De Matteis''.