Carneficina in norvegia

Oslo, Breivik: "Sono l'autore delle stragi, ma non mi ritengo colpevole di nulla"

Il 32enne non avrebbe agito da solo ma "con l'aiuto di altre due cellule". Tutto ciò per salvare la Norvegia e l'Europa occidentale "dal marxismo culturale e dai laburisti"

© Facebook

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L'autore delle stragi in Norvegia, Anders Breivik, ha confessato davanti al giudice di Oslo di aver commesso i due attentati ma si è dichiarato non colpevole spiegando che voleva salvare la Norvegia e l'Europa occidentale "dal marxismo culturale" e inviare "un forte segnale al Paese, affossato dai laburisti". L'uomo è stato incriminato per atti di terrorismo. Per lui è stata disposta una custodia cautelare di 8 settimane, di cui 4 di isolamento.

Durante l'udienza preliminare a porte chiuse, il 32enne ha dichiarato di aver preparato gli attentati in Norvegia con l'aiuto di "due cellule". Lo ha riferito il giudice ai cronisti, precisando che Breivik si è detto "pronto al carcere a vita".

Adesso rimarrà in isolamento totale fino al 22 agosto, per le prime quattro delle otto settimane della carcerazione preventiva. Quindi non potrà avere alcun contatto con l'esterno, non potrà vedere o sentire radio e tv, ricevere visite o lettere, tranne il suo avvocato.

Le otto settimane di carcerazione preventiva termineranno il 26 settembre.

Nella bozza di ordinanza cautelare è scritto chel'obiettivo di Anders Breivik "non era tanto quello di provocare il massimo numero di morti" quanto quello di "dare un forte segnale alla Norvegia" e "punire" il partito laburista per aver perseguito una politica che "destruttura la cultura norvegese e permette l'ingresso massiccio di musulmani". E per fare questo voleva soffocare alle radici il labour norvegese soffocandone il reclutamento, cioè i giovani futuri politici.

Il nome del terrorista però non era nuovo alla polizia. Breivik infatti era già stato segnalato agli agenti nel mese di marzo. Lo ha reso noto il capo della sicurezza del Paese, Janne Kristiansen, alla tv Nrk spiegando che il 32enne era su una lista di 50-60 norvegesi che avevano scambiato merci con un negozio polacco di prodotti chimici. Ai tempi, ha spiegato la Kristiansen, non si era però ritenuto di procedere contro di lui perché non c'erano prove sufficienti di colpevolezza.